| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

La Favola e il Mito di un uomo che sfiorò il Pallone d’Oro

di Roberto Scalas, 10 Marzo 2016

La storia del Pallone d’Oro non è stata scritta solo dai vari vincitori delle diverse edizioni del trofeo ma anche da fenomeni che hanno potuto solo accarezzare il Ballon d’Or assegnato da France Football.

 

Perciò apriamo le porte alla rubrica “Il Pallone che rende immortali” anche a coloro che non hanno avuto la fortuna di salire sul gradino più alto del podio e, da veri patrioti, presentiamo ai nostri lettori un monumento del calcio italiano che ha reso grande il Cagliari: ovviamente stiamo parlando di Gigi Riva.

Rombo di Tuono, come Brera amava chiamarlo, entra di diritto tra gli Immortali del Calcio essendo stato protagonista di una delle favole più belle del nostro calcio riuscendo a conquistare lo scudetto con la maglia del Cagliari, cosa impensabile a quei tempi vista l’egemonia indiscussa delle squadre del Nord.

 

I rossoblù ingaggiarono il giovane Luigi Riva acquistandolo dal Legnano, soffiandolo alla concorrenza del Bologna, sapendo di avere tra le mani un buon giocatore ma senza sapere ancora di cosa sarà capace di fare in futuro.

 

Con la maglia del Cagliari il diciannovenne di Leggiuno esordì in serie B e con 8 reti contribuì immediatamente a portare per la prima volta i Sardi in serie A.

Anche nella massima serie fece vedere a tutti il suo strapotere fisico e la sua attitudine al goal attirando ben presto le attenzioni del C.T. Fabbri che lo convocò appena ventenne in Nazionale.

 

Intanto man mano prese corpo la favola della squadra sarda costruita sapientemente dai dirigenti cagliaritani attorno a Rombo di Tuono. I sardi iniziarono a dare filo da torcere alle potenze italiane spinti dalle reti di Riva che, con il suo potente mancino, intimoriva i portieri avversari ad ogni sua scorribanda.

 

Gigi divenne subito un sardo d’adozione, un simbolo per la Sardegna e un mito per i suo tifosi tanto sollevare una sommossa popolare quando il presidente Rocca, per far quadrare i bilanci, decise di mettere in vendita il suo gioiello ma la follia, fortunatamente per il Cagliari, duro ben poco.

 

Riva e i suoi compagni portarono la squadra in Europa e Gigi conquistò anche i primi riconoscimenti personali come la vittoria nella classifica cannonieri vinta nel 1966/67 con 18 reti che contribuirono alla conquista della sesta piazza in campionato dei rossoblù.

L’ala sinistra rossoblù è ormai il leader indiscusso della squadra e autentico trascinatore portando sempre più in alto il suo club a suon di goal.

 

Nel 1968, dopo aver contribuito alla conquista dell’Europeo con la maglia della Nazionale, Riva con i suoi compagni guidati dal filosofo Scopigno, misero le basi per lo scudetto. In quell’annata Riva riconquistò la classifica cannonieri superando il precedente record siglando 20 reti ma non bastarono al suo Cagliari che dovette accontentarsi del secondo posto lasciando la vittoria alla Fiorentina.

 

Con l’europeo del ’68 e l’exploit del suo Cagliari, si fece notare anche dalla giuria di France Football ma Gianni Rivera, forte della vittoria in Coppa Campioni, gli soffiò il trofeo per una manciata di punti.

 

L’anno successivo arrivò la maturità della squadra isolana che da outsider si trasformò di diritto in una grande del calcio italiano. Riva bissò il successo della classifica cannonieri, questa volta con 21 goal, e i suoi sforzi non furono vani perché lo scudetto arrivò in Sardegna.

 

Con lo scudetto del ’70 e il secondo posto ai Mondiali in Messico, Riva si ricandidò per il Pallone d’Oro ma anche questa volta fu beffato nonostante l’impresa di portare la vittoria del campionato italiano nel sud Italia per la prima volta nella storia del calcio italiano.

Gli infortuni lo ostacolarono nella conquista di altre vittorie e altre imprese, ponendo fine all’avventura in Coppa Campioni del Cagliari e allo corsa verso altri scudetti.

Sacrificò le sue gambe per la Nazionale e tutt’ora detiene il record di reti in maglia azzurra: 35 goal in 42 partite.

 

In Sardegna viene ancora venerato come un Dio, grazie a lui il popolo sardo ha conosciuto la ribalta e avuto il rispetto in tutta Italia, perché il successo dello scudetto non ha avuto solo un valore sportivo ma anche sociale. Fu sempre fedele ai suoi tifosi nonostante le offerte economiche importanti presentate dalle grandi squadre italiane ma Cagliari è sempre stata la sua casa e i sardi la sua famiglia.

Queste imprese avrebbero meritato il riconoscimento del Ballon d’Or ma, nonostante tutto, riuscì comunque a fare il suo ingresso tra gli Immortali del Calcio scrivendo a suon di goal una delle favole più belle del calcio.

 

 

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