| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

La Rivoluzione Olandese e il Calcio Moderno

di Marco Ragini, 11 Marzo 2016

L’ultima tappa del nostro viaggio attraverso la tattica non poteva non partire dal Calcio Totale, il modulo dove tutti i giocatori devono sapere fare tutto!!!! Questo è il modulo rivoluzionario del calcio moderno si disponeva con un 4-3-3 di modulo. Tutto nasce dal genio di Rinus Michels, e da una generazione di fuoriclasse che avrà pochi paragoni nella storia. Prima con l’Ajax, poi con la sua nazionale, Michels regalerà al calcio i movimenti che ne sono ancora oggi alla base.

Tutto il mondo ha poi copiato la nuova gestione olandese degli spazi. Le ali correvano come mediani, il finto centravanti (Crujiff) era un giocatore universale, un difensore centrale come Krol aveva piedi da regista. In difesa si marca a zona, a centrocampo si cerca sempre di mettere in difficoltà il portatore di palla avversario, il pallone viene passato, sempre, da un giocatore in movimento a un altro giocatore in movimento. Massima mobilità come un corpo unico: allargare gli spazi in fase di possesso, restringerli rapidamente quando gli avversari hanno il pallone: è nato il pressing e la relativa difesa alta.

 

Per la prima volta non spaventa più che l’ultimo difensore abbia quaranta metri di campo dietro di sè, per pressare gli avversari la squadra deve essere alta e compatta. La squadra è sempre corta, e da questa compattezza deriveranno i moduli lineari che abbiamo oggi. Tutto il mondo ha poi copiato la nuova gestione olandese degli spazi.

Nel ventennio che segue arriva La Zona Mista che si contraddistingue con “accorgimenti” di questo modulo rivoluzionario olandese e anche qui ci sarà un svolta, più soft ma il calcio cambierà ancora, provando la marcatura a zona almeno a centrocampo, un maggiore possesso palla, talvolta schierando due centravanti. Allenatori che faranno la loro fortuna e quelle delle loro squadre con la “zona mista” e ne saranno grandi esempi l’Italia di Enzo Bearzot e la Juve di Giovanni Trapattoni.

 

In concomitanza con “calcio totale” e “zona mista” ma dall’altra parte del globo, abbiamo una delle nazionali più forti del mondo, il Brasile, che gioca (e vince…) con un sistema particolare: il 4-2-2-2, dove abbiamo una linea difensiva a 4, ma gli esterni di difesa coprono molti metri di campo, fungendo in fase di possesso come degli esterni di centrocampo. Questo modulo esalta la grande qualità di palleggiatori dei giocatori carioca con fraseggi palla di tecnica sopraffina.

 

Un ulteriore “restyling” del calcio totale olandese lo firma il “maestro” Sacchi, che fece diventare il suo Milan una della squadre di club più forti degli ultimi anni, seguendo i crismi del calcio totale ma con modulo diverso, non 4-3-3 di Rinus Michels, ma un 4-4-2 che dava maggior copertura a tutte le zone del campo. Ovvio, la squadra di Sacchi era composta da autentici fuoriclasse, ma la sua bravura oltre al modulo, fu anche a rendere coesi questi giocatori “prime donne”.

 

Da il dopo Sacchi in avanti non si hanno novità eclatanti inerenti a moduli, a parte il modulo atipico 4-3-2-1 o “Albero di Natale” di Carlo Ancelloti (sempre al Milan). Trovo invece che ci sono state varie filosofie di gioco dove allenatori ben preparati e con forte personalità, hanno plasmato giocatori formidabili e abbiano dato la giusta direzione e ottimizzazione del gioco in base alle caratteristiche e qualità del proprio organico. Un esempio è stato Marcelo Bielsa con l’Athletic Bilbao che con un pressing alto ben sincronizzato a scalata e raddoppio riusciva a non far prendere iniziative di giocate agli avversari e in caso di conquista palla, far fare alla sua squadra ripartenze molto alte. Poi per ultimo il Barcellona di Pep Guardiola con il suo Tiki-Taka, ma in questo caso la differenza l’hanno fatta i giocatori, tra i più bravi palleggiatori al mondo.

 

Analizzando il tutto…..salta all’occhio una costatazione: è proprio vero del detto comune sull’Italia, che è un popolo di poeti, navigatori…….e tattici.

 

 

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