| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Le transazioni: Introduzione

di Marco Ragini, 29 Aprile 2016

INTRODUZIONE

 

La scelta di analizzare questo argomento nasce dal fatto che le transizioni sono diventate, a mio parere, un aspetto tattico di fondamentale importanza, accentuato ancor più dalla velocità del calcio moderno, sempre in continua evoluzione, che favorisce un alternarsi quasi frenetico delle due fasi di gioco, offensiva e difensiva.

 

Ritengo, inoltre, sia determinante preparare la propria squadra a saper riconoscere, valutare, nel più breve tempo possibile, le varie situazioni di gioco che si vengono a creare, e ad interpretarle in maniera univoca da tutti e undici i giocatori impegnati, siano essi coinvolti direttamente nello svolgimento dell’azione che posizionati lontano dalla palla. In una partita, se il centrocampista è portato, per ruolo e posizione in campo, a gestire in maniera continuativa entrambe le fasi di gioco e i tempi di transizione, lo stesso non si può dire per gli attaccanti, durante la fase difensiva, o per i difensori in quella offensiva.

 

Nel calcio di oggi, quindi, non si può prescindere, nell’organizzazione di squadra, dal coinvolgimento di tutti i suoi componenti, indipendentemente da chi ha il possesso della palla e dalla zona in cui si svolge l’azione. A conferma di quanto appena detto, trovo significativa l’analisi di alcune delle principali squadre a livello europeo, in cui si evidenzia, oltre alle spiccate qualità tecniche dei giocatori che le compongono, la loro grande capacità e disponibilità nel mettersi al servizio del collettivo, in compiti che il loro ruolo non richiederebbe.

 

La tendenza è quella di trovarci di fronte sempre più a giocatori che io chiamo “polifunzionali”, capaci di essere efficaci e determinanti nell’interpretazione delle varie fasi di gioco: portieri preparati dal punto di vista del palleggio e coinvolti nella costruzione della fase offensiva; difensori che sanno sempre più giocare, si propongono e creano superiorità in mezzo al campo; centrocampisti che possiedono caratteristiche sia di interdizione che capacità di fraseggio, inserimento, rifinitura e conclusione; attaccanti che svolgono in maniera sempre più accentuata la funzione di primi difendenti in fase di non possesso. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. L’immagine di Messi, ma potrei citare Rooney, Drogba, Eto’o e tanti altri, che insegue l’avversario in una delle poche volte che perde il pallone e crea i presupposti per la riconquista della stessa; o quella di Piquè, o Thiago Silva, o Sergio Ramos, ecc... che una volta anticipato l’attaccante si ripropongono in fase offensiva per finalizzare l’azione da loro stessi iniziata…..

 

Non tutti abbiamo l’opportunità di allenare giocatori di così elevato spessore tecnico, tattico, fisico, caratteriale. Il nostro compito, in questo caso, sarà di mettere a disposizione le nostre idee e le nostre conoscenze, per riuscire a tirar fuori anche dai cosidetti giocatori “normali” quei miglioramenti sotto il profilo dell’attenzione, della concentrazione, della disponibilità al sacrificio che fanno la differenza. Un lavoro costante nell’arco della stagione, da questo punto di vista, crea le basi per preparare il singolo, e di conseguenza, il collettivo a saper dare le risposte più corrette a tutte le situazioni tattiche che avvengono in partita, presupposto imprescindibile che si rifletterà sull’organizzazione e sulla qualità del gioco della nostra squadra.

 

UN BREVE ISTANTE, UNA GRANDE IMPORTANZA

 

Legenda

 

 

 

Per definizione, la transizione è la fase di passaggio, di collegamento tra la fase di possesso palla e quella di non possesso, e viceversa. Tale lasso di tempo è diventato di primaria importanza in quanto la maggior parte delle reti realizzate o subite derivano dalla capacità di adeguarsi, tempestivamente o meno, alla nuova situazione che si viene a creare. In stretta correlazione con la transizione, ci sono poi tutte quelle situazioni di palla “vagante”, frutto di respinte, rimpalli, passaggi imprecisi, duelli aerei (chiamate anche “seconde palle”), che necessitano di un particolare atteggiamento, e vanno quindi allenate, per poter recuperarne il possesso prima della squadra avversaria. In termini di organizzazione, penso si debba tener presente di due aspetti in particolare, al fine di poter sviluppare, da un lato, la fase offensiva come abbiamo previsto, e dall’altro, appena persa palla, di riuscire a recuperarla: l’importanza dell’occupazione razionale degli spazi da coprire, con la possibilità di scambio di posizione tra i giocatori, che ci permetta, sia a livello offensivo che difensivo, di avere una certa qualità a livello di organizzazione di gioco; l’importanza da attribuire al fattore tempo, intesa come la capacità di riorganizzare più rapidamente possibile la squadra in seguito alla perdita del possesso di palla.

 

Si parla di transizione POSITIVA per definire il momento immediatamente successivo alla conquista della palla, il periodo di tempo di cambiamento di atteggiamento da difensivo a offensivo, in cui si cerca di sfruttare l’eventuale e temporaneo disequilibrio dell’avversario per portargli dei pericoli. La rapidità nella lettura della situazione e il cambio di atteggiamento mentale sono determinanti per il buon esito del successivo sviluppo d’attacco.

 

Gli aspetti su cui focalizzare l’attenzione, a seguito di una transizione positiva, sono principalmente quattro:

 

- zona di campo in cui viene riconquistata la palla

 

- spazi a disposizione su cui sviluppare la successiva azione d’attacco

 

- dislocazione degli avversari sul terreno di gioco in quel particolare momento - opzioni dei compagni per il giocatore in possesso della palla.

 

La condizione più vantaggiosa vi è quando la propria squadra riesce a recuperare il possesso della palla nella metà campo offensiva e ci sono pochi avversari sotto la sua linea. E’ il segnale questo per una possibile ripartenza (o contrattacco veloce, o contropiede) che sarà effettuata alla massima velocità, con uno o due passaggi, attaccando la profondità alle spalle della linea difensiva avversaria (Fig. 1).

 

Figura 1: Movimento fuori linea dell’attaccante contro una difesa larga e mal posizionata

 

 

Un’altra situazione di transizione positiva che possiamo sfruttare a nostro vantaggio è quando la riconquista della palla avviene nella nostra metà campo, ma ci sono ugualmente le condizioni per sorprendere la squadra avversaria. In questo caso, la prima giocata sarà una palla morbida dentro il campo sulla punta centrale che viene incontro (punta di parte, o meglio ancora punta opposta). Sullo scarico, due soluzioni: si gioca palla dentro per l’inserimento in verticale dell’altra punta o per il taglio dell’esterno, che attaccano la profondità (Fig. 2); oppure si gioca una palla larga sull’esterno e successiva giocata dentro per la punta o l’esterno/centrocampista opposto (Fig. 3).

 

 

 

Figura 2 e 3

 

Se alla riconquista della palla non segue un’immediata ricerca della porta avversaria, vuoi perché la squadra avversaria è ben posizionata, vuoi perché non siamo stati bravi a riproporci con rapidità, la transizione sarà orientata al consolidamento della fase offensiva, tramite un possesso palla manovrato. Il primo passaggio dovrà essere facile e sicuro, che ci permetta di uscire dall’eventuale immediata pressione avversaria, così da dare la possibilità ai compagni di posizionarsi nel modo migliore per poter sviluppare un’azione offensiva fluida ed efficace.

 

Il passaggio dalla fase offensiva a quella difensiva prende il nome di transizione NEGATIVA. Ancor più che nella transizione positiva, la squadra dovrà gestire correttamente il passaggio mentale tra le due fasi, con la giusta concentrazione e nel più breve tempo possibile. La cura e l’attenzione relativa al momento di perdita del possesso della palla deve essere affrontata in anticipo, cioè predisponendo il mantenimento dell’equilibrio difensivo durante la fase d’attacco.

 

Anche in questo caso, si possono avere atteggiamenti diversi. La prima idea che deve caratterizzare la squadra è quella di tentare un immediato recupero della palla nella zona dove si è persa, quando le distanze corte tra i reparti e, comunque, una buona densità di uomini in quella zona lo consentono (Fig. 4). Portando una pressione immediata al portatore e chiudendo le linee di passaggio verso gli avversari più vicini, si costringe la squadra avversaria (specie se di livello tecnico pari o inferiore al nostro) a uno sviluppo di gioco difficoltoso, con grandi probabilità di riconquista della palla. Se gli avversari, invece, riescono ad uscire dalla nostra prima pressione giocando la palla in una zona dove non abbiamo giocatori che possono immediatamente recuperarla, dovremo riorganizzare efficacemente il blocco squadra difensivo, rallentando l’azione avversaria attraverso una corretta occupazione degli spazi e riposizionandoci con quanti più uomini possibile sotto linea palla, creando le condizioni per la successiva riconquista (Fig.5).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura 4 e 5

 

 

 

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