| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Lele Oriali, una vita da mediano

di Antonio Sorrentino, 27 Giugno 2017

“Una vita da mediano, a recuperar palloni, nato senza piedi buoni lavorando sui polmoni…”. L’incipit della canzone “Una vita da mediano” è il giusto prologo per il seguente articolo, dedicato a Lele Oriali, anima e cuore del centrocampo nerazzurro di cui è diventato titolare inamovibile sin dalla prima metà degli anni 70 fino alla stagione 1983/84, in cui Oriali fu ceduto alla Fiorentina, dove peraltro chiuderà la sua carriera.

 

La carriera di Oriali, che da giovane lavorava come garzone per mettere da parte qualche soldino, inizia prestissimo e in un ruolo non propriamente in linea con la fama che si è conquistato nel corso del tempo: infatti, l’Inter riuscì ad assicurarsi Oriali per 100mila lire nel 1965, quando Lele Oriali giocava come terzino destro nel Cusano Milanino. Juventino di nascita, era solito frequentare lo stadio della Juventus con il padre, ma sarà la maglia nerazzurra a garantirgli l’immortalità calcistica. Il primo anno in nerazzurro fu subito vincente per Oriali, con l’Inter campione d’Italia, tuttavia il giovane mediano scende in campo solo due volte, relegato in panchina dalle prestazioni di Bedin. L’impegno di Oriali non passò del tutto inosservato: Invernizzi decide di dirottarlo sulla fascia destra, come ai tempi del Cusano Milanino, ed Oriali inizia a calcare il campo con maggiore frequenza.

 

 

Nella stagione 1971/72, l’Inter ritorna in finale di Champions League, ma viene sconfitto in finale da Cruyff, autore di una doppietta che porta la Coppa dalle grandi orecchie ad Amsterdam, in casa Ajax. Oriali dichiarerà: “E’ stato forse l’avversario più forte che ho affrontato nella mia carriera, lui era al massimo delle sue potenzialità. Vinsero la Coppa grazie ad una sua doppietta, era troppo forte”. Gli anni successivi saranno caratterizzati da una serie di infortuni che renderanno più altalenante il rendimento del mediano di Como, che quindi si troverà in una fase di transizione della sua carriera. Ma Oriali è un tipo tosto, che non si fa scoraggiare da una sconfitta seppur contro un avversario all’apparenza insormontabile o da malanni fisici più o meno persistenti; negli anni successivi Lele ritorna nel suo ruolo che lo ha reso immortale diventando sempre più punto fermo dell’Inter, con la quale riesce ad interrompere il dominio della Juventus vincendo uno Scudetto e due Coppe Italia. In particolare, nella stagione 1978/79 l’arrivo di Pasinato, mediano possente e tuttofare, sembra spianargli la strada verso la panchina, ma Oriali si rigenera come terzino, mandando un chiaro segnale all’ambiente nerazzurro.

 

Le prestazioni di Oriali sono un mix letale di aggressività ed intensità, tanto che Gianni Brera coniò il soprannome Piper, per indicare appunto uno stile frizzante e vivace. L’apprezzamento di Brera non fu il solo riconoscimento alla brillante carriera di Oriali, infatti il 21 Dicembre 1978 avviene la grande chiamata, ossia la conquista di un posto in nazionale, in un’amichevole contro la Spagna.

 

La carriera di Oriali decolla anche in Nazionale, infatti conquista il posto di titolare fisso negli Europei del 1980 disputatisi in Italia. Nel frattempo, Oriali si mette in mostra nei campionati successivi, mostrando una notevole personalità testimoniata anche dai tanti gol messi a segno nei derby (a fine carriera, saranno ben 6). Tuttavia, in quegli anni si mette in luce anche il compagno di squadra Marini, che Bearzot preferirà nelle prime partite degli Europei del 1982.

Sembrerebbe un mondiale anonimo per Lele, ma dopo due partite un infortunio per Marini gli apre la strada e gli consegna un ruolo da protagonista nella mediana azzurra: Oriali inizierà a macinare km nella zona centrale del campo, lottando e sgomitando contro avversario spesso più forti di lui. L’apoteosi del mondiale di Oriali fu nella finale contro la Germania, in un duello senza esclusioni di colpo con il “cagnaccio tedesco” Stielike: su un brutto fallo di Stielike su Oriali, nasce un’interessante azione azzurra che porta al primo gol di Pablito Rossi, e forse anche alla famosa citazione di Ligabue che recita “lavorando come Oriali, anno di fatiche e botte vinci casomai i mondiali”. Un verso semplice e bello da ascoltare, per chi (come me) in quegli anni non era ancora nato ma con la mente può viaggiare in quel lontano 1982, nella zona centrale del terreno del Bernabeu, ad immaginare il soldatino Oriali, steso a suon di falli ma sempre abile a rialzarsi più forte di prima per portare a termine la sua missione che, a giudicare dai fatti accaduti, è stata compiuta in modo magistrale.

 

 

L’estate del 1983 rappresenta un periodo di cambiamento sia per l’Oriali calciatori che per la persona: infatti, tra lo stupore generale, non gli fu proposto il rinnovo del contratto, adducendo motivazioni alquanto puerili. Oriali, passato nel frattempo alla Fiorentina, spiegherà in seguito che “non si erano mai capite le ragioni di quel divorzio, ma a Milano ormai non si poteva più restare”. Per i non addetti ai lavori può sembrare una frase criptica, ma ancora una volta Ligabue può correre in nostro aiuto “perché quando hai dato troppo, devi andare e fare posto”. Ovviamente, si tratta di un’interpretazione creativa della vicenda, ma probabilmente il tempo di Oriali nella Milano nerazzurra era passato ed era giusto fare spazio a nuove leve, ricercando nuovi stimoli altrove. L’ultima esperienza calcistica di Oriali fu a Firenze: Lele indosserà la maglia viola per 4 anni, totalizzando 105 presenze impreziosite da 7 reti.

 

Così si conclude la carriera di uno dei mediani più battaglieri, idolo della tifoseria nerazzurra perchè incarna i valori della capacità di saper soffrire per poi raccogliere i propri frutti dopo “anni di fatica e botte”, come capitato al soldatino Lele nel 1982 e, in tempi più recenti, dimostrato dall’eroica resistenza interista in semifinale di Champions League 2010 in un Camp Nou indemoniato.

 

 

 

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