| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Se vi trovate dinanzi uno stemma con tre castelli, o torri, in fiamme sul fondo azzurro e di lato come tenenti due figure femminili ( la prima con la spada a rappresentare la legge, e la seconda una bilancia come giustizia),e con uno striscione giallo sotto con su scrittoObedentia Civium Urbis Felicitas ( felice è la città dove i cittadini obbediscono) bè non potete sbagliarvi, siete a Baile Atha.

Per molti sconosciuta con tale nome, ma che segnò nel secolo scorso l’indipendenza del popolo Irlandese dall’ egemonia Britannica.

 

Sì perché l’Irlanda è divisa in Irlanda del nord e del sud. La prima con capitale la città natale di Van Morrison, Joey Dunlop e del grande George Best, ossia Belfast, la seconda con la città natale di Bono Vox (cantante degli U2) di Oscar Wilde, Bob Geldof, ovvero Dublino.

 

In una Dublino in cui imperversava la battaglia per l’indipendenza, ed in cui l’Ira piazzava attentati dinamitardi, nasceva un genio del calcio Irlandese, Liam Brady, esattamente il 13 febbraio del 1956. Il giorno della famosissima nevicata che imbiancò buona parte d’Europa.

 

Liam nasce da una famiglia tipica Irlandese, madre casalinga e padre dedito al lavoro. La sua passione non tarda a far capolino, sin da piccolo, a giocare quando in strada, quando nei campetti, e a volte a scuola durante l’intervallo.

Il calcio gli scorreva nelle vene, lo zio Frank Brady ex difensore arcigno, ed i fratelli Pat (che giocherà come professionista tra le altre nel Millwall), Ray (tra le fila del QPR) e Frank Jr. (nel Shamrock Rovers).

La sua bravura era nota fra gli amici, ma contrariamente agli altri, che una volta ricevuto la palla si involavano in azioni solitarie verso la porta avversaria, preferiva giocare con i compagni di squadra. Già in età piccola il suo senso di stare al centro di ogni azione era spiccato.

Ma fino al 1970 non si hanno grandi notizie, si sa che ha vestito le maglie delle giovanili del St.Kevin Boys e dalla Home Farm, giocando nel suo ruolo preferito.

Si racconta che in un classico pomeriggio piovoso irlandese, due talent scout di Londra erano per caso nei pressi del campo dove giocava la Home Farm.

Rimangono sbalorditi da quel ragazzino che imperversava il campo, recuperava palloni e offriva subito assist ai compagni. I due, probabilmente, si guardarono e dissero sorridenti: “It’s ok”.

 

Ma come da Londra vogliono un’Irlandese… Oltretutto proveniente da Dublino?

 

E così fu, nell’estate del 1971, l’Arsenal acquistò il giovane 15enne Liam Brady. I “Gunners” volevano sviluppare il settore giovanile per garantirsi un ricambio generazionale in modo da non dover svenarsi per acquistare campioni nel futuro, e oltre a Liam presero anche O’Leary, Powling, Stapleton, Rix e Mattews.

Inutile dirvi che nell’arco di due stagioni passarono tutti in prima squadra e il giovane Liam a 17 anni firmò il suo primo contratto da giocatore professionista.

 

Centrocampista di grande visione e dotato di un destro favoloso, disegna calcio ad ogni suo lancio. I tifosi rimangono ammaliati il 6 ottobre del 1973, quando subentra al posto dell’infortunato Jeff Blockley, durante Arsenal-Birmingham City. L’allenatore Bertie Mee, ex fisioterapista ed autore di vari succesi alla guida dei Gunners fra i quali il double del 1971 e la Coppa delle Fiere nel 1970, lo chiama a sé e gli da istruzioni: “Gioca semplice, niente di avventato, fai finta che sugli spalti non ci sia nessuno… ce la puoi fare.” Pacca sulla spalla e dentro in campo. Primo pallone, sradicato dai piedi di un avversario due tocchi e lancio fantastico ad un compagno d’attacco. La palla prende un effetto particolare, come se fosse scheggiata, da qui il soprannome di Chippy.

 

Ma a dir la verità il soprannome lo si deve anche al suo piatto preferito, fish and chips… pesce fritto e patatine.

Quella stagione lo vede in campo solo per 13 volte, l’allenatore è iperprotettivo verso il suo talento. L’Arsenal arriverà in decima posizione.

 

Negli anni successivi Liam acquista ancor più padronanza del centrocampo dei Gunners, anche se la squadra sembra aver smarrito lo smalto migliore, nella stagione successiva si piazza al sedicesimo posto e al diciassettesimo del campionato 1975/76, risultati che portano alle dimissioni di Mee.

 

Arriva l’allenatore del Tottenham Terry Neill, un ex giocatore dei “cannonieri”, ed il più giovane nella storia dell’Arsenal.

Guarda, vede e capisce che il suo Arsenal non può prescindere dal talentuoso mancino irlandese. Questo giovane ha doti non comuni, vede il gioco prima di tutti e pennella giocate degne della mano di Raffaello.

Fantastico un suo gol contro il Tottenham, la palla viene spazzata fuori dall’area di rigore, un difensore bianco se ne appropria, ma non si accorge che li ad un passo c’è Chippy, che gli toglie la palla dai piedi e due controlli di mancino, ed appena arriva al limite dell’area lascia partire un esterno sinistro che và a togliere le ragnatele nell’angolino in alto alla destra del portiere.

Non è un caso se nelle finali di FA Cup delle stagioni 1978, 79, 80 ci troviamo l’arsenal come finalista.

 

 

Nel 1978 un gol di Malcolm McDonald consente all’Ipswich Town di aggiudicarsi la FA Cup ai danni dell’Arsenal. Ma l’anno successivo sono proprio i cannonieri ad aggiudicarsi il titolo ai danni del Manchester Utd con una straordinaria vittoria per 3-2. L’Arsenal si porta subito in vantaggio per 2-0 con Talbot al 12mo e Stappleton al 43mo,sembra una passeggiata. Ma l’inaspettato accade nei 5 minuti finali,i Reds pareggiano al 86mo con gol di McQueen e all’ 88mo di McLlroy. Al 89mo di Sunderland il gol vittoria dei Gunners, ma rimarrà per tutto Wembley la straordinaria partita di Liam Brady, assolutamente il migliore in campo.

 

Anche nella stagione seguente arriva la finale della Fa Cup, ma come nella prima i cannonieri perdono contro il West Ham. Non solo quella finale, ma anche la finale di Coppa delle Coppe contro il Valencia fu poco felice. Si arriva fino ai rigori per la persistenza dello 0-0 anche dopo i supplementari. Brady si fa parare il penalty, e l’Arsenal perde per 5-4, regalando la coppa agli spagnoli.

 

Fu l’ultima di Brady con i Gunners, decide di accettare l’offerta della Juventus, che vista l’oppurtunità di poter ingaggiare uno straniero, e dato che Maradona ormai era irraggiungibile, decise per l’irlandese.

Boniperti lo vide all’opera nel doppio confronto in primavera della semifinale di Coppa delle Coppe, 1-1 a Londra e 0-1 a Torino per il gol londinese di Vaessen all’87°.

 

Quella stagione Liam venne eletto, dai calciatori professionisti inglesi, Calciatore dell’anno. Anche il presidente dei Gunners , Hillwood, è convinto di avere in casa un diamante e prova di tutto per mantenerlo tra le fila della propria squadra, gli propone addirittura il prolungamento del contratto e l’aumento di stipendio, ma invano, Liam ha deciso di misurarsi nel campionato Italiano, e guarda caso proprio nella squadra bianconera.

Gli dispiacque lasciare l’Arsenal e soprattutto quel presidente che con lui è sempre stato un brav’uomo, ma aveva deciso che nel giugno di quell’anno, il 1980, avrebbe lasciato Londra per Torino.

Cosi dopo 235 presenze, 43 gol ed una infinità di palloni rubati e trasformati in oro per i compagni d’attacco, lascia l’Arsenal.

 

Il 1980 per il nostro paese segna la riapertura delle frontiere nel calcio, e Liam fu il primo straniero a vestire nuovamente la maglia della Juventus.

Di questo si deve ringraziare il fiuto di Giampiero Boniperti nel portare al termine la trattativa, ma anche il talent scout Gigi Peronace, che in un pomeriggio invernale, chiamò proprio Boniperti proponendogli di dare un’occhiata all’Irlandese, dato che si trattava di due giocatori in uno, clava e fioretto, introvabili sul mercato. E come detto Boniperti si convinse in quella semifinale di Coppa.

 

Inutile dire che l’avvocato Freeman, legale londinese che curava gli interessi dei più importanti giocatori del Regno Unito, arrivò in sede bianconera come segnale di apertura al trasferimento, che non fu facile. Ma avvenne con una chiamata a Hillwood da parte dell’Avvocato... quello dell’ orologio sul polsino.

Agnelli grande estimatore di giocatori di classe non ci pensa 2 volte a prendere la cornetta e sbloccare l’affare.

 

Adesso il bello avviene in squadra.

Tutti conoscono il Trap ( Giovanni Trapattoni), allenatore vincente, ma con un’idea di vincere e basta, niente sfarzosità, squadre granitiche e contropiede a volontà.

Sono famose le vittorie per scarto risicato, in quegli anni della Juventus, e vedersi arrivare un regista con qualità, si difensive, ma di talento nel creare gioco... fu una grande scommessa della società affidare il cambiamento di mentalità a chi aveva sempre vinto.

 

Trap dopo la partenza di Capello aveva si un regista, ma Benetti e Furino erano soprattutto portati a rompere i gioco avversario. Questo Irlandese era di una nuova generazione.

Si immerge subito nella vita italiana, Torino lo affascina, ma tiene sempre un comportamento esemplare, mai un’uscita di troppo, rapporti con i compagni sempre sereni e rispettosi, viene subito apprezzato per queste doti oltre per quelle di calciatore.

 

 

Nello spogliatoio lega moltissimo con Tardelli, Rossi (che arriva l’anno seguente) e Cabrini.

Si pensi che un cronista inglese definì Brady come un prodigio, e dotato di un piede sinistro con il quale, a suo dire, sarebbe bastato per scappare di prigione.

Con la stampa il rapporto di Brady è ineccepibile, rilascia sempre interviste formali, senza passare per sbruffone, e credetemi, ai giorni di oggi sarebbe manna per chi si fa intervistare.

Il suo primo anno alla Juventus inizia non nel migliore dei modi, all’inizio la squadra stenta, e le sconfitte contro Bologna e Torino la mettono in condizione di rincorrere la Roma.

Liam inizia a farsi carico della squadra e a disegnare il suo gioco, così la Juventus inizia a vincere e credere nella rimonta tanto da trovarsi alla fine d’aprile al primo posto.

Arriva lo scontro diretto contro i giallorossi che termina 0-0 a due giornate dal termine, si quello del gol annullato a Turone.

Le successive vittorie su Napoli e Fiorentina sugellano la vittoria dello scudetto.

Liam segna il suo primo gol italiano all’ottava giornata di campionato: avversaria l’Inter. Segna il vantaggio bianconero su rigore nella vittoria per 2-1.

Si ripete contro l’Udinese ( sbloccandola dopo 10 minuti nella vittoria per 4-0) con un sinistro da fuori area che va ad infilarsi all’incrocio dei pali.

 

La partita migliore di Liam Brady è nella trasferta di Bologna dove è il migliore in campo, al 15° pennella in area un cross al bacio per Bettega, definito dal cronista di 90minuto di allora “Come un fiore di primavera che Bobby gol raccoglie con grazia.”

Il 2-0 è una sua fuga solitaria, “L’irlandese solitario” (cit. 90mo minuto), sulla sinistra, converge in area e tira verso la porta felsinea,il portiere non può far altro che inchinarsi.

Il terzo gol ancora suo con un tocco di esterno sinistro su una palla vagante in area.

 

 

Altra prestazione di spessore, nel derby di ritorno contro il Torino, nel 2-0 segna il primo gol con il marchio di fabbrica, sinistro fendente da fuori area, e mette lo zampino nel gol del 2-0 di Cabrini.

In quella stagione i gol saranno 8 e lo elevano a miglior marcatore bianconero.

 

La seconda stagione lo vede protagonista fino all’ultimo secondo. Vittoria dello scudetto nuovamente, e diciamo una stagione agro dolce con finale amaro, ma che l’Irlandese di Ghiaccio riesce a non rovinare. Gioca 36 gare in totale e segna 6 gol di cui 2 nel derby, quando la sua squadra era sotto per 2-0, dando il via alla rimonta bianconera per la vittoria finale di 4-2.

Il 16 maggio del 1982 è la data in cui segna il gol più importante della stagione.

Il teatro è lo stadio di Catanzaro. La Juventus è a pari punti con la Fiorentina, 44, ed entrambe in trasferta, i viola a Cagliari. Entrambe sono sullo 0-0, ma al 75mo la Juventus usufruisce di un calcio di rigore per un fallo di mano di un giocatore calabrese sulla linea di porta.

Sul dischetto si presenta Brady. Tiro, portiere da una parte pallone dall’altra. 1-0 e scudetto che va alla Juventus, visto il pareggio dei viola a Cagliari.

 

Ma una cosa va raccontata di quel rigore.

 

Facciamo un passo indietro al 30 aprile dello stesso anno. E’ un venerdì, mancano 3 gare alla fine del campionato. Alle 12,00 la Juventus fa firmare il contratto a Michel Platini. Avendo già preso Boniek per giugno ( la FIGC aveva deciso di allargare le rose delle squadre a 2 stranieri) Liam era di troppo. Viene chiamato in sede da Boniperti e gli viene comunicato che a giugno sarà ceduto.

A dir la verità la prima notizia la ebbe da Trapattoni all’allenamento delle 15,00.

Quindi quando alle 20,00 esce dallo studio di Boniperti ha il morale sotto i tacchi. Boniperti stesso racconta delle lacrime di Liam. “Chippy” contagiò lo stesso Boniperti che gli garantì una sorta di premio alla persona.

La Juventus lo avrebbe ceduto alla società che Brady preferiva, senza fare ostruzionismo.

 

Ma torniamo a quel rigore, come disse lo stesso Brady, al momento di batterlo aveva due opzioni: fare il bambino e sbagliarlo volutamente, o fare il professionista e realizzarlo. Ha scelto la seconda. Un vero uomo di valori.

Lasciò la Juventus dopo 57 gare e 13 gol... ed indelebili gare.

 

Andò alla Sampdoria di Paolo Mantovani. Qui trova un giovane di belle speranze arrivato dal Bologna: Roberto Mancini, ma non solo, anche un altro anglosassone: Travor Francis.

 

 

Renzo Ulivieri ha una Sampdoria da buon campionato, ma il risultato finale sarà un’anonimo settimo posto.

In 34 gare segna solo 2 gol, ma sforna assist per i compagni, tanto che i tifosi ad ogni giocata lo acclamano.

 

A gennaio di quella stagione nasce in casa Brady la piccola Ella, che in comune accordo con la moglie Sarah, vede i natali a Torino, in omaggio alle due stagioni bianconere.

 

La stagione successiva solito piazzamento, ma gioca 34 gare di spessore, condite di 4 gol.

Un campionato, sotto il profilo personale, veramente esaltante, tanto che il presidente neoentrante dell’ Inter, Ernesto Pellegrini, decise di prenderlo per 3,5 miliardi di lire per farne la rampa di lancio del Panzer Rummenigge.

Nei due anni interisti (1984/85 e 85/86) la coppia funziona a corrente alternata a causa dei guai fisici del centravanti tedesco.

Nel suo primo anno nerazzurro, trova come allenatore Ilario Castagner, e l’Inter arriva terza in campionato, quello in cui l’ha vista fare un testa a testa contro il “miracolo” Verona di Osvaldo Bagnoli, che si aggiudicarono lo scudetto.

 

 

L’esordio della coppia da sogno Brady/Rummenigge avviene in Coppa Italia a Ferrara contro la Spal con un 3-0 senza storia. Le reti portano le firme proprio dell’Irlandese, del tedesco e di Mandorlini.

I tifosi gongolano, l’Inter sotto la regia di “Chippy” è piacevole, e stacca il pass del girone di Coppa Italia con 4 vittorie e 1 pareggio.

Altobelli e Rummenigge due arieti lanciati dal sapiente mancino di Liam Brady, le reti messe a segno dai due portarono, non solo l’ Inter a sfiorare lo scudetto, ma anche a giocare due semifinali: Coppa Uefa e Coppa Italia.

Non segna molto Brady nelle sue 48 presenze in stagione, 8 gol, ma a Marassi contro la Samp porta in vantaggio i suoi con un impeccabile rigore, segna ma non esulta. Ha rispetto per il suo ex- pubblico.

Ma la perla arriva agli ottavi di finale di Coppa Uefa contro l’Amburgo, nella gara di ritorno, l’Inter aveva perso all’andata per 2-1 e Brady, vedendo Altobelli indeciso, prende la responsabilità di battere il rigore: palla a destra portiere a sinistra. San Siro esplode in un boato di gioia inneggiando a Brady.

A Colonia nel quarto di finale di ritorno, disegna le sue geometrie, nonostante la rudezza dei centrocampisti tedeschi, risultando il migliore in campo nella vittoria per 3-1.

Nella semifinale di andata sulla loro strada i nerazzurri trovano il Real e vincono una difficile partita in casa per 2-0 con il primo gol di Brady su rigore ( impeccabile esecuzione), raddoppierà poi nel secondo tempo Altobelli, ma nella bolgia del Bernabeu , una biglia lanciata dagli spalti, colpisce Bergomi costretto ad abbandonare il campo.

Con Bergomi esce anche l’Inter dalla competizione, il Real, con un incontenibile Santillana batte i nerazzurri per 3-0.

In Coppa Italia vengono eliminati in semifinale dal Milan, 1-2 in casa a 1-1 in trasferta, anche se Brady segna su Rigore.

 

La seconda stagione di Brady in nerazzurro, non è molto entusiasmante, bissa i numeri di presenze e reti (48 e 8) ma la squadra arriverà sesta in campionato, sempre fermata dal Real Madrid in semifinale di Coppa Uefa e tutto questo condito con l’avvicendamento in panchina di Ilario Castagner con Mariolino Corso a fine Novembre 1985.

 

Liam a 30 anni viene considerato al capolinea e l’Inter lo cede all’Ascoli dove andrà per una stagione, o meglio, a marzo chiede ed ottiene la rescissione del contratto a salvezza della squadra avvenuta. Nello stesso arco di tempo l’Ascoli fa sua, grazie a Brady, la Mitropa Cup, piegando in semifinale lo Spartak Subotica per 2-1 ed in finale il Bohemians per 1-0. Un successo europeo per l’ Irlandese di ghiaccio.

Ad Ascoli trova Aldo Sensibile in panchina, che però a novembre viene esonerato per scarsi risultati in campionato, e sostituito da Castagner. Nelle 17 gare disputate con i marchigiani, rimane a secco di gol.

 

Va al West Ham Utd dove giocherà fino al termine della stagione successiva 1988/89 segnando 9 gol in 89 incontri. Il suo ultimo gol lo realizza nell’ultima sua partita contro il Wolverhampton nel 4-0 finale.

 

In Nazionale irlandese Liam fa il suo esordio appena 18enne contro l’Urss nel 1974 e nell’arco di 16 anni (lascia prima dei mondiali di Italia’90) colleziona 79 presenze e 9 gol. Non riesce a partecipare a nessuna competizione Europea e Mondiale per nazioni.

 

Da allenatore guida il Celtic nel biennio '91-'93 e il Bringhton & Hove '93-'95. Dal 1996 è nel settore giovanile dell’Arsenal.

 

-“Liam Brady per me era molto di più che uno dei due o tre migliori calciatori degli ultimi 20 anni per passaggi. Era riverito dai tifosi dell’Arsenal perché era un grande e perché se lo spremevi spruzzava Arsenal da tutti i pori. I suoi passaggi millimetrici contenevano sia fantasia che intelligenza. Questo era Liam Brady”-

Nick Hornby ( Scrittore e sceneggiatore britannico)

 

 

 

 

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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