| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

The Man of The Week: Maurizio Sarri!

di Mattia Di Maro, 10 Aprile 2017

Arrivare in Serie A, per un allenatore, è meno facile che per un calciatore. Non foss'altro per la disponibilità di posti. Per fortuna ci sono Presidenti che cambiano allenatori come le proprie mutande. O almeno lo speriamo per loro, per le mutande... mica per i presidenti. Ma possiamo senza dubbio sostenere che mediamente il mestiere dell'allenatore in Italia non è roba per tutti. O almeno così dovrebbe essere...

 

Ecco... se c'è un grosso problema per gli allenatori in Italia è proprio questo: troppa gente mette bocca dove non dovrebbe, laddove non sa. Ed è un po' quello che accade mediamente agli allenatori in Italia. Tutti sub judice dal primo giorno di scuola fino a quando o per scelta, o per obbligo dall'alto, non sono costretti a cedere la cattedra al prossimo sventurato di turno. Anche quando fai bene, palesemente bene, il tuo lavoro. E soprattutto quando sei costretto a far bene nonostante il mercato non sia stato proprio quello che volevi, e ti abbiano venduto proprio quel giocatore lì, quello che era fondamentale per il tuo scacchiere.

 

Tutto ciò non è tanto lontano dalla realtà affrontata da Maurizio Sarri. Un allenatore arrivato troppo tardi in Serie A, uno che del calcio ne ha fatto l'essenza della propria vita, sudandosela sui campi dissestati delle categorie minori, fino ad arrivare grazie al proprio lavoro, alla propria dedizione ed alla propria passione sulle panchine del calcio che conta.

 

L'allenatore del Napoli ha dovuto amalgamare un gruppo pieno di giovani, orfani del loro condottiero Higuain, e privi di un'identità definita. Dovendo però confermare i risultati ottenuti l'anno precedente che erano stati ottimi, ma anche sorprendenti.

 

Come si diceva in apertura, il mestiere dell'allenatore non è cosa da tutti. Ed anche i primi della classe possono commettere errori, sbagliare le proprie valutazioni, e come dei veri e propri scienziati sperimentare invano nuove soluzioni, per poi tornare sui propri passi e ricominciare da capo.

 

E per Sarri non è stato diverso, anzi. L'infortunio di Milik sembrava un terremoto nei pressi di un palazzo in costruzione. Un palazzo di cui già mancava qualche pilastro, e che con fatica si stava riuscendo a mantenerlo in piedi. Ma quando crolla qualcosa la si può ricostruire, magari sistemando anche i blocchi in maniera diversa. Appunto... sperimentando, provando nuove soluzioni.

 

Il problema è che in Italia non puoi sbagliare nulla, neanche il colore del maglioncino sotto la giacca, che subito si viene criticati. Additati di essere inadatti, testoni, ingrati. E questo quello che avrà più o meno pensato il Presidente De Laurentis al termine di Real Madrid - Napoli, criticando aspramente davanti ai giornalisti il proprio Allenatore, lo stesso che stava riuscendo nel miracolo di trovare nuove soluzioni in mancanza delle solide realtà... Lo stesso che gli stava salvando la faccia, dopo un mercato senza grossi colpi e soprattutto con una squadra orfana del suo bomber.

 

Per il Napoli di Sarri si sapeva che Aprile sarebbe stato il mese della verità, quello decisivo per poter stabilire dove si può arrivare e quindi dove si può partire l'anno prossimo. Ed il Napoli di Sarri non ha deluso nessuno. Nonostante tutto.

 

Sarri è riuscito, tra notevoli difficoltà, a presentare ad ogni uscita un Napoli grintoso, ben messo in campo, e voglioso di far risultato. E questa settimana nella doppia sfida con la Juventus è uscito senza dubbio a testa alta, pur raccogliendo immeritatamente troppo poco. La vittoria di ieri sera con la Lazio è solo la ciliegina sulla torta di questa settimana partenopea, caratterizzata se non altro dalla certezza di essere diventati mentalmente più forti. E di poter dire qualcosa di importante in queste ultime giornate. E chissà, su queste basi poter fondare il futuro...

 

De Laurentis permettendo...

 

 

 

 

 

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