| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Milan - Inter, una semifinale per la storia

di Antonio Sorrentino, 20 Novembre 2016

La sfida che andrò a trattare questa settimana è una delle più importanti nel panorama calcistico italiano: infatti, parlerò della rivalità tra Milan ed Inter, posticipo domenicale della tredicesima giornata di campionato. La partita verrà disputata in casa del Milan, e sarà la sfida numero 109 in cui i rossoneri partiranno con il “vantaggio” del fattore campo: quasi perfetto equilibrio nel computo totale dei precedenti, nei quali la vittoria del Milan si è verificata in 40 occasioni, mentre l’Inter ha vinto solo una sfida in meno rispetto ai cugini. In 29 occasioni, il verdetto del campo ha sancito la divisione della posta in palio tra le due squadre. Tuttavia, l’articolo non si focalizzerà su un precedente di campionato, ma sulla sfida che ha rappresentato il punto più alto della rivalità cittadina, ovvero la doppia sfida della semifinale di Champions League 2002/03.

 

Milan ed Inter arrivano all’appuntamento della semifinale di Champions League con stati d’animo differenti: il Milan è galvanizzato poiché reduce dall’inverosimile vittoria ottenuta nel ritorno contro l’Ajax, frutto di un gol di Inzaghi negli ultimi istanti di partita; di contro l’Inter è reduce dalla strenua resistenza contro il Valencia, che però è stata malvista dalla stampa italiana. La semifinale di andata si disputa in casa del Milan il 7 Maggio 2003, e non sarà di certo ricordata per lo spettacolo offerto dalle due squadre, che termineranno l’incontro senza segnare reti dando luogo ad uno scialbo risultato ad occhiali.

 

Ripercorriamo le varie fasi della partita. Il Milan parte con maggiore personalità, ma l’Inter impiega pochi minuti a prendere le misure: infatti, nei primi dieci minuti la squadra nerazzurra sfiora il gol in tre occasioni con Crespo e Recoba, con quest’ultimo che manca una comoda deviazione di testa a pochi passi da Dida. Il Milan appare sorpreso dal dinamismo e dall’aggressività dell’Inter, che dimostra di aver reagito alla grande agli attacchi della stampa dopo la prestazione di Valencia. Il primo tempo scorre via senza particolari sussulti, con il Milan che man mano riesce a riorganizzarsi pagando però pegno a centrocampo, dove Brocchi non riesce a contenere le sfuriate di Di Biagio e Conceiçao, mentre le difese riusciranno a proteggere in modo efficace i loro estremi difensori. Nel secondo tempo, nonostante l’assenza di cambi delle due squadre, la musica cambia radicalmente: il Milan diventa padrone del campo, con Rui Costa a dettare tempi di gioco e lanciare in porta Shevchenko, che invece di concludere serve Inzaghi anticipato di un soffio da un reattivo Toldo. Lo stesso Rui Costa prova a sbloccare il risultato con due conclusioni dalla distanza, che però non avranno successo. A questo punto, Ancelotti ci crede e si gioca le carte Serginho e Redondo al posto dei mastini Brocchi e Gattuso mentre Cuper, intimorito dal dominio territoriale rossonero, sostituisce Conceiçao e Recoba con Guly e Kallon. Il Milan continua a tenere il pallino del gioco, ma non basterà a vincere la partita: il primo round termina senza vincitori né vinti, e per stabilire chi andrà in finale sarà decisiva la sfida di ritorno, in programma 6 giorni dopo in casa dell’Inter.

 

13 Maggio 2003. Semifinale di ritorno Inter – Milan. A Milano la tensione è a mille, la corsa per accaparrarsi un biglietto per lo storico evento è spasmodica, chi arriva in ritardo all’appuntamento rischia di non essere presente ad un match che potrebbe essere irripetibile nella storia. Per l’occasione, le due tifoserie hanno preparato coreografie di diverso stile: austero quella della curva del Milan, con la scritta “Milano” su uno sfondo rossonero, mentre appare più minacciosa la coreografia della Curva Nord dell’Inter, dove il serpente simbolo del club fa capolino su uno sfondo nerazzurro, corredato dalla criptica frase “creò l’inferno ma non lo sopportò, nacquero il Biscione e la Curva Nord”. La partita nelle sue prime fasi non offre degni spunti di riflessione, con le difese che prevalgono ancora una volta sugli attacchi; bisognerà aspettare il minuto 24 per vedere un’azione degna di nota: Maldini lancia lungo per Shevchenko, che calcia di prima intenzione spedendo di un soffio fuori. Complice la posta in palio davvero notevole, la partita si incattivisce e, al minuto 46, il Milan passa in vantaggio: Seedorf vede il taglio di Shevchenko, che con una finta ubriacante disorienta Cordoba e deposita alle spalle di Toldo, uscito alla disperata per arginare l’attaccante ucraino. Si va negli spogliatoi con il Milan ad un passo dalla finale, e con un’Inter sull’orlo del baratro dal momento che servono due reti (senza subirne) per potersi garantire lo scontro finale di Manchester, in programma il 28 Maggio ad Old Trafford. Nella ripresa l’Inter, ormai senza nulla da perdere, si lancia all’attacco e sfiora il gol con Emre e Conceiçao, mentre per il Milan Shevchenko va vicino al bersaglio grosso con un tiro da fuori. Al minuto 83, il pareggio dell’Inter: sciocchezza di Costacurta, che con un retropassaggio lancia il velocissimo Martins verso la porta, con Maldini costretto a rincorrerlo inutilmente e a guardare la palla oltrepassare la linea bianca per il gol della speranza nerazzurra. I nerazzurri sfiorano il colpaccio con Kallon, che però si vedrà respingere la conclusione dal ginocchio di Abbiati, protagonista di un altro prodigioso intervento su colpo di testa di Cordoba. Il fischio finale è una liberazione per il Milan e i suoi tifosi, mentre rappresenta una delusione per gli interisti, con Zanetti in lacrime ma che avrà modo di rifarsi nella magica stagione 2009/10. Il Milan vincerà quell’edizione della Champions League battendo la Juventus ai rigori in quel di Manchester: sarà la sesta coppa dalla grande orecchie nella bacheca di Via Turati, la penultima della gloriosa storia rossonera.

 

 

L’articolo si chiude con la consueta preview dell’imminente sfida di campionato: Milan – Inter sarà il posticipo domenicale della tredicesima giornata di campionato. Entrambe le squadre hanno vinto nell’ultimo turno prima della sosta: il Milan ha avuto ragione di un combattivo Palermo grazie al primo gol in Serie A di Lapadula, mentre l’Inter ha vinto nel finale in modo netto una sfida contro un Crotone oltremodo difensivo ma dall’insospettabile resistenza ed ostilità.

 

Tatticamente parlando, sarà importante il ruolo degli esterni del Milan, in quanto Suso e Niang si troveranno di fronte i non irresistibili terzini nerazzurri, che potrebbero concedere loro potenziali occasioni da rete oppure situazioni pericolose da cui possono nascere grattacapi per la retroguardia nerazzurra. In casa nerazzurra, sarà l’esordio di Pioli sulla panchina, che sarà chiamato a dare ordine ad una squadra che ancora non trova la quadratura del cerchio, conseguenza delle affrettate scelte societarie che hanno portato De Boer sulla panchina dell’Inter a pochi giorni dall’inizio del campionato. Prima di trovare il modulo adatto, Pioli dovrà essere in grado di trasmettere motivazioni e tensione verso l’obiettivo immediato di vincere la sfida contro il Milan: infatti, più che a livello tattico, il match può essere deciso a livello emozionale e psicologico, in quanto nelle stracittadine spesso vince chi sente maggiormente la sfida, caricandosi e cercando di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Su questo fronte sono attese le prime risposte da Pioli, che dovrà essere in grado di tirare il massimo della cattiveria agonistica dalla sua rosa che, se adeguatamente motivata, può essere un avversario durissimo, il cui valore non può essere descritto da un piazzamento anonimo in campionato e dall’ultimo posto nel girone di Europa League.

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