| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Non Chiamatela Mamma Coraggio!

di Mario Bocchetti, 26 Settembre 2018

Oggi vi devo raccontare una storia triste. Questa volta è davvero triste, alla fine non riesco neanche a trovarci una cosa positiva. Ma ho la febbre, devo occupare i miei momenti di lucidità tra i deliri in qualche modo. Allora scrivo di una qualità il Coraggio. Otto lettere, che messe in questo preciso ordine su google danno come risultato: Forza d'animo connaturata, o confortata dall'altrui esempio, che permette di affrontare, dominare, subire situazioni scabrose, difficili, avvilenti, e anche la morte, senza rinunciare alla dimostrazione dei più nobili attributi della natura umana. Visto questa bella definizione, nobile, alta, lusinghiera, i miei concittadini hanno deciso di attribuirla ad Antonella Leardi. Una donna. Una mamma. Mamma coraggio.

 

Poi mi sono detto, leggendo un articolo che parlava di una sentenza definitiva per De Santis: ma ci vuole più coraggio ad essere amico di Ciro, di sua Mamma o di De Santis? Io mi sono risposto che sono un fortunato a non essere un amico del Romano. Perché ci vuole coraggio a provare a giustificare quello che ha fatto. Si ci vuole troppo coraggio per aver solo pensato di voler giustificare, sminuire, minimizzare un omicidio. Facile sentire dolore, facile farti cadere il mondo addosso. Poi mentre stai li che ti stai distruggendo per quello che è successo, la vita ti salta addosso e sei costretto a pensare ad altro. Ma se il tuo amico, il tuo “partito” è quello di Roma ci vuole Coraggio, dopo che hai parlato devi guardare in faccia il tuo interlocutore, la sera devi andare a dormire e il mattino dopo ti devi svegliare e guardarti allo specchio. Vedete, ci vuole coraggio.

 

La febbre mi fa tornare alla mia di vita, ai miei di lutti e sono convinto che ogni perdita nella nostra vita simboleggia un momento di crescita personale. Anche io ho avuto brutte botte, ma quelle botte che non si rimarginano, quelle botte che restano lì. Io non ho avuto coraggio, io ho dovuto subire. Ma visto che soffrivo mi dovevo dire che era servito a qualcosa ogni mio più piccolo gesto. Antonella Leardi non ha potuto neanche vivere il suo dolore, è sicura che il figlio sia un Martire di una guerra che purtroppo non ha insegnato nulla a nessuno. Lei non vuole essere coraggiosa, anche quando dice che a lei non interessa della sentenza, lei voleva giustizia. Ma da quando la giustizia deve essere richiesta? Lei doveva averla, non era solo un suo diritto. Dovevano confermarle che l’assassino di suo figlio ha provato ad uscire prima dal carcere?

 

Per queste richieste ci vuole coraggio. Con quale faccia ti guardi allo specchio?

 

Ma la cosa peggiore non è la notizia in se, non sono neanche le storie che il tempo ha sbiadito, non sono neanche le becere figure che un assassino continua a fare, neanche il ricordo che lo stato non ha saputo difendere il suo popolo, neanche l’attribuzione del coraggio. La cosa peggiore è che il coraggio di Antonella si è dissolto, non abbiamo imparato nulla, siamo ancora sulle barricate, io non posso vedere allo stadio Napoli-Roma con mio fratello giallorosso.

 

Questa storia ci ha insegnato solo che tutto quello che poteva regalarci Ciro si è quasi perso. Armiamoci di coraggio, quello vero, e facciamo in modo di seguire l’esempio di una martire che sta soffrendo la peggiore tra le sofferenze. Facciamo in modo che Antonella Leardi diventi l’esempio, solo così Antonella diventerà Mamma Coraggio. Il nostro coraggio.

 

Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!). Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma, la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto. In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

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