| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Luis Vinicio O' Lione!

di Federico Lo Cicero, 28 Febbraio 2017

Provate ad immaginare per un’ istante la scena tratta dal film della Walt Disney, il Re Leone,quando il padre di Simba ruggisce per annunciare la nascita del piccolo cucciolo. Il Leone lo si vede in tutta la sua maestà, in tutta la sua compostezza regale, in ogni suo movimento si capisce che è un Re. Non importa se capobranco o meno, ma sempre un animale regale rimane.

 

Prendete Napoli, città della Campania, in cui il tempo ,non sembra scorrere mai, e le giornate sono sempre allegre e spensierate, dove si il traffico è caotico, ma un caotico ordinato, dove se tu ti fermi per strada e guardi attentamente, riesci a sentire dentro di te cosa vuol dire Napoli. Napoli ama ed è amata, tradiscila e non si ricorderà neppure di averti conosciuto, un po' come i suoi abitanti, gente ospitale e saggia, gente che ti fa capire cosa vogliono dire le parole Affetto e Ospitalità. Nel panorama dello spettacolo, questa città ha avuto il meglio degli artisti della nostra penisola, da Pino Daniele a Luciano De Crescenzo, da Lello Arena a Nino D’Angelo, da Massimo Troisi a lui, il Re di Napoli, il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

 

Ma Napoli,ne ha avuti anche altri nello sport, ma solo di due su tutti se vi trovate nei pressi del San Paolo,sentirete parlare con amore: Diego Armando Maradona e di Luis Vinicio, detto “ ‘O Lione “.

 

Luis Vinicio. Nasce a Belo Horizonte il 28 febbraio 1932, da una famiglia borghese, a scuola Luis studia con profitto, e fa la conoscenza con quella sfera che ne scandirà ogni secondo della sua vita professionale: la palla di cuoio.

 

Ma se vi dicessimo che la storia che vi raccontiamo la dobbiamo ad una donna, ci credereste?

 

Non è però una cosa normale per quel tempo, e soprattutto in Brasile, il calcio è per uomini, bambini, le donne, meglio se pensano a rammendare o cucinare, al massimo ad insegnare. Già ad insegnare, Luis frequentava le elementari e aveva come maestra “Dona” Orazina, che oltre ad insegnare le materie d’obbligo, amava anche il calcio e non solo come passione, ma anche come disciplina, tanto che un giorno parlando con il maestro di ginnastica della scuola disse: “ Nella mia classe hai 3 o 4 ragazzini bravi nel calcio.”

Questi la guarda come dire: ” Questa cerca bottone, con un argomento di cui non capisce nulla…..meglio farla tacere ….” , e la congeda con un salomonico: “ Si certo, ma adesso è ora che riprenda i suoi libri ed insegni a leggere ai suoi ragazzi ….. che lei è brava per questo.” Lei lo guardò sorridendo e gli disse solo: “ Si vero sono brava in questo, potrei insegnare anche a lei, visto che lei non ha notato che fra questi 4 ragazzini ce n’è uno che giorno dopo giorno, stà migliorando nei fondamentali ed è dotato di un gran tiro, calcia al volo che è una meraviglia. Mi perdoni , vorrei rimanere a parlare di calcio con lei per un altro po', ma la matematica ahimè mi chiama.”

Si congedò con un sorriso che intaccò non poco la scorza del forte che era in lui, lasciandolo come si lascia un peluche sul divano.ù

Altra donna fondamentale è stata la sorella, insegnante di educazione fisica, che coadiuvata dal fidanzato tennista, aiutano Luis nella preparazione atletica, in vista degli impegni con la squadra di quartiere : gli Aventureros che era iscritta ai campionati giovanili.

 

Nel 1947 si è appena usciti dal conflitto mondiale e per le strade di Belo Horizonte la gente scende in strada non più per paura, ma per vedere questo ragazzino di 15 anni che con la palla al piede regala attimi di felicità a chi lo guarda danzare sulla palla, forte come un toro e leggero come una libellula. La voce si sparge rapidamente, tanto che passa ai Metallusina, e poi al 7 Settembre dal suo primo grande maestro, Don Antonio Lunardi, che vista la forza atletica lo affida a Jair de Assis, che in allenamento, lo fa marcare sempre da tre compagni, per aumentarne la tenuta e la tenacia. Bastone e carota, talvolta più bastone. Ma la carota sarà quello che assaporerà più avanti, quando si ricorderà di Jair con affetto per averlo reso “ ‘O Lione”.

 

A 18 anni, tantissimi gol segnati grazie agli allenamenti con Jair, si iscrive alla facoltà di architettura.Ma non solo. Appare un nome sulla strada di Luis. Anzi arriva proprio una lettera alla sua attenzione con un invito a presentarsi negli uffici del signor Carlito Rocha. Possibile si tratti di uno scherzo? L’indirizzo dice di andare nella sede del Botafogo di Rio ”Provarci non costa niente, mal che vada mi cacciano”, pensa. Il presidente stesso lo accoglie sorridente e lo convince a giocare nella squadra dove han giocato gente del calibro di Didi, Garrincha, Zagalo, NIlton, Santos, Zezè Moreira, e per 4500 Cruzeiros si trasferisce in maglia bianconera.

In casa Vinicius si festeggia con orgoglio, mamma Giuditta si ricorda della maestra calciofila “Dona” Orazina e la invita a cena a casa per condividere con la famiglia questo momento importantissimo.

Tre stagioni in maglia bianconera sono un trampolino di lancio non indifferente, tutti, in squadra e tifosi, si innamorano del giovane Vinicio, che combatte come un leone su ogni pallone che danza in area di rigore avversaria, una preda su cui si avventa, difende e scarica con continuità alle spalle dei portieri delle squadre avversarie, e quando non trova il pertugio, scarica per i compagni pronti ad accogliere l’invito a fare gol.

 

Il lavoro di Jair de Assis diventa un suo marchio di fabbrica.

 

Curiosità

Si racconta che era tale la ferocia con cui si avventava sulla palla, che una domenica mattina un giornale sportivo di Rio, pubblica una poesia scritta da un tifoso che gli rende omaggio:

“Vinicio, il tuo nome è accetto/ con la tua fama di campione tu hai nel petto,/

il cuore di un leone.”

 

Da quel giorno sarà per tutti IL LEONE.

Nelle tre stagioni carioca, gioca 42 gare segnando 24 gol e servendo innumerevoli assist per i compagni. Un tornado.

 

 

Ma i soldi latitano al Botafogo ed il presidente Rocha ha un’idea brillante, decide di portare la squadra in tournè per mettere in vetrina i migliori giocatori in modo da fare cassa. Un mediatore per l’Europa dei giocatori sudamericani Pasqualini, si presenta negli uffici dell’armatore Achille Lauro, proprietario del Napoli Calcio, e propone il nome del giovane talento brasiliano, che ha modi di giocare più europei che latini. Il presidente, vista la profonda conoscenza di giocatori del suo interlocutore, decide di dargli ascolto, sa che deve battere tutti su tempo tutti. Va a Torino, lo visiona, e a Roma dopo Roma –Botafogo, Achille Lauro si presenta con Rocha negli spogliatoi, stringe la mano al Leone, e gli presenta Monzeglio.

 

Si apre cosi la strada per il suo arrivo nella città del Vesuvio, e riuscire a giocare con Jeppson, il centravanti ammirato nei mondiali del 1950……..il Maracanazo.

Agosto 1955, Luis Venicius Mendez viene comprato dal Napoli a tutti gli effetti, ma c’è un problemino.

 

La squadra partenopea ha già tre stranieri: Jeppson,Vinyei e Pesaola, quindi si lavora per trovare un parente italiano di “Vinicio” per poterlo schierare come italiano.

 

Un parroco di un paese, Aversa, trova una simpatica anziana che di cognome fa Amarante, cognome della madre che dice di essere la madre della signora Giuditta, e quindi la nonna di Vinicio. Ma di documentazione neppure l’ombra. Quindi Lauro decide di cedere a malincuore l’ungherese Vinyei.

 

Si racconta che Vinicio alloggiasse all’Hotel Parker’s , ed un giorno si affaccia alla porta e trova una folla ad attenderlo. Cerca di capire le parole: Zioooo, Cuginoooo, nipote mioooo….. sembrano familiari.

Certo erano Aversani che saputa della parentela presunta della signora Amarante con sua madre, si erano riversati sotto l’Hotel. In molti per avere qualche riconoscimento economico. Si sa i parenti non si scordano mai, neppure quelli di cui non sai l’esistenza.

 

La prima partita di Vinicio in maglia azzurra, è Napoli-Torino del 18 settembre 1955 al Vomero (oggi Stadio Arturo Collana) di Napoli. Vale la pena cominciare dal fischio di inizio, qualcosa che da queste parti non si era mai visto: un marziano era sceso su Napoli. Batte a centrocampo la squadra azzurra, Vinicio per Amadei ( a Roma conosciuto come “Er Fornaretto”), palla giocata dietro a Castelli, Vinicio parte a razzo verso la porta avversaria, Castelli con il suo vellutato piede disegna una parabola che plana dolce ai piedi del centravanti che nella corsa dribbla e travolge Grosso e Bearzot, si presenta al limite dell’area di rigore e dal suo piede parte un missile terra aria che il povero ed esterrefatto Rigamonti vede insaccarsi sotto la traversa.Il Vomero esulta con Vinicio, 40 secondi dal calcio di inizio ed un biglietto di presentazione niente male.

Con Jeppson formerà la coppia “V2”, come il razzo tedesco per la loro velocità ed intesa.

Come detto Luis era tutta sostanza e poco incline a colpi ad effetto, come nel panorama calcistico ci si aspetta da un brasiliano, Bugatti, il portiere partenopeo, quando vedeva in allenamento Luis tirare verso di lui, sperava che la palla entrasse senza toccarla. Si perché se riusciva a deviarla, erano dolori, da quanta violenza di tiro contenesse la sfera, letteralmente gli piegava le mani. E dire che la domenica ci giocava assieme era come tirare un sospiro di sollievo.

 

Per tutti, squadra e tifosi, Vinicio è “ ‘O Lione”.

 

Ma le cose con Jeppson non funzionano granchè dopo un inizio da scintille, forse la troppa gelosia uno dell’ altro e la troppa rivalità nel cercare di fare gol, la non perfetta gestione della squadra, che vede l’esonero di Monzeglio per la promozione in panchina del Fornaretto, ma porta la compagine ad un 14mo posto, nonostante i 16 gol di Luis.

 

La stagione successiva vede Jeppson passare al Torino, la conferma di Amadei in panchina ed dall’ inizio di campionato per 8 partite imbattuti, ma di queste spicca la superiorità dimostrata a Milano contro i futuri campioni d’Italia, dove grazie alle doppiette del “Petisso” Pesaola e Vinicio ed un gol di Posio, vinsero per 5-3 dopo che alla fine del primo tempo si era andati al riposo sullo 0-5. Tutto fila a meraviglia fino al girone di ritorno, dove Dal quarto posto scende inesorabilmente all’ 11mo a causa di 9 sconfitte di troppo. Luis si conferma goleador della squadra con 18 gol.

 

Nonostante il risultato sportivo un po' deludente, a fine campionato Napoli vive la sua novella. Vinicio si sposa con la sua Flora Alda Piccaglia con nonni emiliani. Un vero matrimonio alla napoletana maniera, si consuma alla Basilica di San Francesco in Piazza Plebiscito. C’erano più spettatori ed invitati che al Vomero ogni domenica casalinga del Napoli.

Il presidente Lauro, affezionato al suo gioiello, regala le fedi nuziali, Vinicio si presenta a bordo di una Cadillac, e ne scende con un lussuosissimo tight. La sposa lo aspetta all’altare con un velo, non tanto vistoso: solo 13 metri.

 

L’entrata in chiesa di “’O Lione” è salutata da un cartello dinanzi alla chiesa:” SPOSI A NAPOLI, FELICI PER SEMPRE ”.

Ma per dare napoletanità verace, ci pensa un tifoso: porta all’interno della chiesa un ciuccio ( un ciuco) addobbato di azzurro, ed un gruppo di mandolinisti suona “ Io t’ho incontrata a Napoli”. In realtà i due sono brasiliani di nascita, lui 25 lei 19 anni, e si erano conosciuti al mare vicino a Rio. All’ inizio il rapporto fu aspramente interrotto dal padre della ragazza, che essendo un’ industriale non vedeva di buon occhio lo squattrinato giovane calciatore. Ma fu una visita ai parenti emiliani che fu galeotta. Quell’anno si fermarono nella città partenopea e li ci fu il nuovo incontro fortuito tra i due giovani, si presenta in albergo dove alloggia la famiglia di Flora e parlando con il padre dice : “Son sempre uno che dà calci ad un pallone, non sono diventato un’ architetto, ma non sono più uno squattrinato” Il padre della ragazza lo guardò ridendo e disse: “ Si lo so sei famoso e guadagni bene.” Potere dei soldi.

 

La stagione 1957/58 vide il Napoli che con il secondo miglior attacco del campionato, ma anche la quinta peggior difesa, si piazzò al 4rto posto, e Vinicio che segna sempre più a raffica: 21 gol su 40 totali portano la sua firma.

1958/59 Vinicio vede arrivare il suo connazionale in attacco Emanuele Del Vecchio dal Verona. Lo spogliatoio diviene una polveriera e Luis non và oltre i sette gol, l’ultimo dei quali segnato in sforbiciata, all’inaugurazione del “San Paolo” il 6 dicembre 1959 davanti ad 80mila spettatori.

 

Durante la stagione però accade che i rapporti tra Amadei e Vinicio e Pesaola si incrinino. Amadei chiede a Lauro di vendere Vinicio che non stà bene, si vocifera un’insufficienza di globuli rossi. Lauro non è convinto, ma la situazione esce dallo spogliatoio, tanto che la tifoseria va in subbuglio, e alla solo ipotesi della cessione del Leone, capeggia ogni domenica allo stadio un cartello con suscritto “ Vendetevi l’anima, ma non Vinicio” . Amadei vince la sua battaglia contro “ ‘O Lione”, e ne ottiene la cessione.

 

Dopo 5 stagioni in cui gioca 152 partite e segna 69 gol lascia le pendici del Vesuvio.

Il Napoli conduce una trattativa al suicidio: dà Vinicio al Bologna, per Pivitelli, Mihalic e un conguaglio a favore dei felsinei di 122 milioni di lire. Il Napoli finirà il suo campionato con una retrocessione.

 

Stagione 1960/61 Dall’Ara (presidente del Bologna ) regala a Federico Allasio un grande centravanti per il suo Bologna, ma nonostante la sua ottima stagione (11 gol) la squadra felsinea non va oltre il 9mo posto, ma si aggiudica la vittoria della Mitropa Cup nel doppio confronto, in finale, contro Lo Slovan Nitra (2-2 in trasferta e 3-0 in casa).

La seconda stagione per Vinicio fu deludente, eclissato dall’astro nascente Harald Nielse che gli porta via il posto di titolare. Lascia sconsolato Bologna (47 presenze 17 gol) e medita il ritorno in Brasile.

 

Ma qui si presenta il Lane Rossi Vicenza che lo convince a ritornare in Italia, hanno bisogno di un centravanti vero, uno che possa trascinare la squadra, e se avesse ancora lo smalto di Napoli anche meglio. I dirigenti lo intercettano e lo bloccano sulla nave con la quale stà facendo ritorno nella sua terra d’origine, e gli propongono un contratto.

Ha 30 anni, ma accetta perché sente ancora dentro di sé la fiamma che lo incendia ogni volta che sente odore di calcio.

Trova come allenatore il grande Mario Scopigno. La sua prima stagione è importantissima, conduce a suon di gol (7) ed assist per i compagni in area di rigore (24), la squadra vicentina al 7mo posto, dando lustro ai veneti.Da adesso il Lane Rossi Vicenza è tra le temibili di serie A.

 

L’anno seguente affina l’intesa con Vastola (7 gol) e segna a ripetizione conseguendo 17 gol e portando il Vicenza al 6sto posto per la felicità di Scopigno.‘O Lione è tornato a ruggire.

 

L’anno dopo il Vicenza non và oltre il 12mo posto, ma Vinicio e Vastola ( la nuova “V2”) segnano ancora con regolarità 12 e 7 gol. 1965/66 l’anno della consacrazione. Il Vicenza cambia allenatore, arriva Aldo Campatelli, e si classifica 6sto, in attacco Vastola viene ceduto ed al suo posto arrivato Maraschi. Viene rinforzato con giovani di grandi speranze, ma su una cosa è valso sicuramente insistere. Tenere Vinicio che ripagherà sul campo con 25 reti ed il titolo di capocannoniere di Serie A, con l’ acuto contro il Bologna: 3 gol. E’ l’idolo indiscusso dei tifosi biancorossi, semplice, mai sopra le righe, tutto cuore e muscoli in campo, ciò che si vuol vedere dagli spalti. Ma ahimè i soldi a Vicenza iniziano a scarseggiare, e con l’arrivo di Herrera a Milano, sponda Inter, determinano il passaggio di Vinicio in nerazzurro.

 

Arriva all’ Inter con già in rosa: Jair, Suarez e Peirò. Troppi stranieri. Ma purtroppo 2 soli venivano schierati e nonostante il buon rapporto con Herrera, non veniva quasi mai convocato, tanto che passava le domeniche in montagna a sciare.

Insomma fece il turista per una stagione, giocò solo 8 partite e fece 1 gol.

 

Torna a Vicenza per la sua ultima stagione da calciatore (1967/68), dove metterà la sua proverbiale grinta al servizio della squadra e con i suoi 7 gol raggiunge quota 150 reti in serie A. Il Vicenza ringrazia con la salvezza, rimarrà indelebile il suo ricordo in maglia biancorossa. Luis Vinicio pone termine alla sua carriera di calciatore.

 

Ma Vinicio non può stare lontano dal calcio.

 

Inizia a fare esperienza da allenatore nel Internapoli, Brindisi e Ternana. Ma è nella cittadina pugliese che lascia il segno, un affetto che lo circonda sin dai primi giorni in cui inizia ad allenare il Brindisi nelle due stagioni in serie B. In realtà le parentesi in biancoazzurro furono due, una da subentrante a Pasquale Morisco nel 1969/70 in cui porta la squadra al secondo posto nel campionato di serie C1 girone C.

 

Viene attratto dalle sirene della serie B ed accetta nel 1970/71 la proposta di Giovanni Mannini, presidente della Ternana, con la quale ottiene un 12mo posto. Ma il mare di Brindisi lo affascina, e fa ritorno in Puglia la stagione successiva. Ottiene una promozione in B vincendo il campionato, e l’anno successivo un onorifico 7mo posto.

 

Come detto Luis aveva conquistato il cuore dei tifosi, ed anche il presidente era affezionato a lui, pensate, che anche quando lasciò Brindisi per la “sua” Napoli, da quel giorno, ogni anno veniva invitato alla presentazione della squadra come ospite d’onore che ha dato lustro al sodalizio biancazzurro. Luis aveva un’idea: giocare a zona.

In quegli anni le uniche che giocavano a zona erano le squadre olandesi, non tutte, ma fra queste l’Ajax.

Il calcio totale, veniva chiamato, un calcio dove non solo si ha il controllo della palla, ma anche e soprattutto del campo, ma ad onor del vero, il primo allenatore a prediligere la zona non fu in olandese, ma un Sovietico: Valerij Lobanowsky con la sua Dinamo Kiev.

 

In Italia ci aveva provato Amaral nella Juventus qualche anno prima, ma con scarsissimi risultati. Adesso, 1973/74, tocca a “ ‘O Lione” a provarci, ed in una piazza non facile, una piazza che ti ama o ti seppellisce. Il tifoso Napoletano, ha quella genuinità che è unica al mondo. Se lo conquisti, sarai un Dio per sempre, ma se lo tradisci, il dimenticatoio è la tua sorte.

In quella prima stagione, con questo tipo di calcio, il suo Napoli ottenne un lusinghiero terzo posto, ma adir la verità, sul finale di stagione, per esigenze di classifica fu accantonato per un più redditizio gioco all’Italiana.

 

Vinicio non nasconde però che secondo lui la zona è e rimane il gioco più redditizio, non solo come detto in fase di manovra, ma anche in fase difensiva, non lasciando parti di campo sguarnite, a causa delle strette marcature “a uomo” .

“Il primo anno a Napoli, dovemmo abbandonare sul finire la zona, perché con Zurlini nel ruolo di libero, i rischi da correre erano troppi a causa della sua lentezza, ma già dalla stagione successiva, con l’arrivo di Burnich, che impiegai sulla linea dei difensori, applicammo la zona totale.”

 

E’ un visionario, una squadra racchiusa in 30 metri, e il portiere Carmignani che si trovava a fronteggiare i centravanti avversari in più riprese, ma la manovra d’attacco era divertente, ed al pubblico partenopeo questo piaceva, si correre rischi, ma si attacca che è un piacere. Ma il 15 dicembre 1974, Icaro osò troppo. Volò troppo vicino al sole con suo padre Dedalo (in questo caso il suo Napoli) e nel suo “San Paolo” la Juventus di Parola si impone con uno schiacciante 6-2.

Ed arrivò anche la sontuosa e solenne bocciatura del grande giornalista Gianni Brera, che definì “cervellotica e pericolosa la tattica di Vinicio”.

 

Vinicio porta delle accortezze, e quel Napoli, arriverà secondo in campionato ad un passo dai campioni d’Italia della Juventus. Il 1975/76 non fu una stagione ricca di successi per il visionario sognatore, il suo Napoli arriva 5nto in campionato, abbandona la zona, e porta la squadra sino alla finale di Coppa Italia, che però non avrà l’onore di vincerla perché sollevato dall’incarico pochi giorni prima dal vulcanico presidente Corrado Ferlaino. Il Napoli, guidato dal tandem Alberto Delfranti e Rosario Rivellino, batte il Verona per 4-0 all’ Olimpico di Roma.

 

La stagione successiva viene chiamato a sostituire il compianto Maestrelli alla Lazio. Qua trova uno spogliatoio di prime donne che solo Maestrelli sapeva tenere a freno. Piccole concessioni in cambio di una fedeltà assoluta da parte di tutti.

Vinicio invece si impose con il suo modo di fare da “sergente di ferro”, seguendo con severità i giovani Giordano e Manfredonia, ma alienandosi la vecchia guardia laziale, ancora attaccata alla figura di Maetrelli. La Lazio arriva 5nta in campionato, ma di zona neppure traccia, dirà che con Wilson era difficile giocare in quel modo, e quindi meglio giocare come tutti.

 

La stagione successiva non sarà facile, ma ci mette del suo perché non vada nel migliore dei modi, chiede ed ottiene l’arrivo dal Napoli di Clerici e Boccolini, e lancia fra i pali Garella, che durante il campionato farà numerosi errori.

La Lazio lotta per non retrocedere dopo un discreto inizio di stagione, e lo spogliatoio si sfalda, ed alla 24ma giornata, complice la sconfitta contro il Foggia, arriva l’esonero.

 

Nell’ottobre del 1978 a Napoli si consuma l’esonero di Gianni Di Marzio dalla guida tecnica della squadra e inaspettatamente Ferlaino richiama ad allenarla proprio Vinicio. I due ci mettono 10 minuti a trovare l’accordo.

Ma il Napoli ha cambiato pelle, con il tasso tecnico indebolito, e tranne una semifinale raggiunta in Coppa Italia, si arriva ad un 6sto posto in campionato.

 

La stagione seguente Vinicio non riesce a venire a capo della situazione caotica della squadra, il Napoli va avanti fra alti e bassi, anzi troppi bassi, tant’è che a poche partite dalla fine arriva l’esonero di Ferlaino, con squadra affidata a Angelo Benedicto Sormani.

E’ l’anno del calcio scommesse e dalla vicina Avellino, il Presidente Sibilia gli fa arrivare la proposta: allenare gli irpini per portarli alla salvezza, partendo da -5 in campionato. La partenza non è delle migliori, ma alla fine non solo arriva la sospirata salvezza, ma anche la valorizzazione dei giovani Tacconi e Vignola, oltre che lanciare nel calcio italiano Juary.

L’anno seguente sembra che vada tutto bene, la squadra lo segue e la salvezza appare a portata di mano. Ma i contrasti continui con Sibilia, lo portano un bel giorno di Marzo a dare le dimissioni.

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso fu la scellerata proposta presidenziale di una continuazione del rapporto solo in caso di vittoria contro il Napoli.

 

Lascia non senza rammarico.‘O Lione non rimane disoccupato a lungo. Il Pisa è promosso in serie A e Romeo Anconetani decide di avvalersi di un Leone per la salvezza della sua squadra. Obiettivo centrato in pieno.

Ma si sa Romeo Anconetani amava comandare lui, e la stagione successiva non conferma Luis. Al suo posto chiama Bruno Pace.

 

Pessima scelta, e quindi scatta l’esonero e la successiva chiamata di Luis a cercare una salvezza non ancora compromessa, ma difficilmente raggiungibile. Infatti il Pisa retrocede e Luis Vinicio macchia la sua carriera con questa retrocessione.

 

Le ultime stagioni lo vedono sulle panchine di Udinese ed ancora Avellino ma sono stagioni non esaltanti. L’ultimo ruggito di “ ‘O Lione” è alla Juve Stabbia (serie C2) nella stagione 1991/92 dove ottiene una insperata salvezza non senza difficoltà.

 

 

-“HO RIFATTO L’OLANDA IN MAGLIA AZZURRA”

Luis Vinicius De Menezes, semplicemente Vinicio

 

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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