| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Paolo Rossi "Pablito"

di Federico Lo Cicero, 23 Settembre 2016

1950: in Brasile va in scena il mondiale di calcio, il mondiale dei padroni del calcio, il mondiale che sicuramente sarà vinto dai Verdeoro brasiliani.

Non importa chi sarà l' avversaria, niente e nessuno è superiore.

Il Maracanà gremito di Brasiliani è il teatro ideale, basta anche un pareggio contro l'Uruguay di Schiaffino. I giornali già titolavano dalla mattina che avrebbero vinto il titolo, mancava solo il risultato.

 

Quel pomeriggio il destino fu avverso. Alla storia passerà come Maracanazo '50.

Vince l'Uruguay per 2-1, nonostante il vantaggio iniziale brasiliano, che aveva avuto come effetto innescare l'edonismo nella squadra carioca.

La tragedia del Maracanazo '50 se la ricordano ancora i brasiliani.

 

Una seconda tragedia sportiva si abbatterà 32 anni dopo in un altro mondiale, in Spagna 1982. Al Sarrià di Barcellona si gioca Brasile - Italia, ed anche stavolta ai brasiliani basterebbe il pareggio per passare in semifinale.

Arrivano sulle ali dell'entusiasmo, pensando già alla finale... Anche quel pomeriggio si trasformerà in tragedia.

L'Italia vince per 3-2, e sul festoso Brasile si abbattè l'uragano pratese.

Quella partita vide sugli scudi proprio Paolo Rossi.

 

Ribattezzato Pablito per le sue prestazioni da quella partita in poi che condussero gli azzurri alla conquista del Mondiale.

Nato a Prato il 23 settembre 1956 da papà ex calciatore del Prato e madre casalinga.

Con il fratello maggiore Rossano, inizia a giocare con il Santa Lucia. Girovagò per altre squadre di Prato e Firenze fino al 1972, quando la Juventus lo acquista.

Ma la vera sfida per la squadra bianconera, non era rappresentata dalla sua squadra di appartenenza, ma dalla famiglia Rossi.

Dopo la deludente esperienza in bianconero del fratello, durata un anno, il padre convince i dirigenti del Cattolica a sparare alto in modo che i bianconeri desistessero.

 

Si muove allora Italo Allodi, si presenta in casa Rossi e con maestria persuasiva ottiene il sì. Paolo Rossi passa alla Juventus per 14 milioni e mezzo di lire.

A Torino però subisce una serie di infortuni impressionante, durante la sua trafila nel settore giovanile. Tre operazioni di menisco in due stagioni.

Finalmente nel 1974 fa il suo esordio in prima squadra in Coppa Italia contro il Como.

 

Nel 1975 viene prestato al Como in cui fa il suo esordio in serie A. Esperienza fallimentare, 6 presenze e tabellino immacolato. Torna alla base, e qua la svolta.

La Juventus pensa che gli serva giocare con continuità, e allora propone al Lanerossi Vicenza di prenderne la compartecipazione.

1976, Vicenza lo accoglie come una scommessa, ma il tecnico G.B. Fabbri gli dà fiducia, e decide di spostarlo dal ruolo di Ala a Centravanti. Intuizione geniale. Subito titolare. Segna 21 gol che gli valgono il titolo di capocannoniere di serie B e promozione in A della squadra. Il brutto anatroccolo era divenuto cigno.

Si dice addirittura che per trattenerlo a Vicenza, il presidente Farina, gli aumento' l'ingaggio da 8 milioni di lire a 50. Ed ottenne il sì.

 

La Juventus non esercitò il diritto di riscatto, preferendogli Pietro Paolo Virdis.

Per il L.R. Vicenza la stagione 1977/78 di serie A non inizia nel migliore dei modi. La squadra di G.B Fabbri stenta a trovare la quadratura, e le vittorie tardano a venire.

A metà del girone di andata la svolta con Fiorentina e Roma a cui Paolo riuscì a segnare due doppiette conquistando le prime pagine dei giornali.

La compagine vicentina collezionò 39 punti che valsero il secondo posto in campionato dietro la Juventus.

Paolo Rossi segnò addirittura 24 delle 50 reti biancorosse, che lo laurearono capocannoniere del campionato.

 

 

Aveva gli occhi addosso, anche quelli del "Vecio" Bearzot, che si convinse a portarlo ai mondiali argentini del 1978. Ma di nazionale parleremo dopo.

 

Quell'estate caldissima per il calcio mercato, vide la risoluzione della comproprieta' di Paolo Rossi fra Juventus e L.R. Vicenza alle buste.

Farina, presidente Vicentino, mise una cifra altissima per quei tempi, alta pure per la blasonata Juventus: 2 miliardi e 612 milioni.

Si gridó allo scandalo, ci furono le più svariate reazioni, anche politiche, addirittura Franco Carraro lasciò la presidenza della F.I.G.C.

Ma Farina da parte sua, sminuí il tutto dicendo: "Mi vergogno, ma lo sport è come l'arte, e Paolo è la Gioconda del nostro calcio."

Ma la sfortuna per Paolo era di nuovo in agguato. Ha un nome: Macela, stopper del Dukla Praga.

Nel match di andata di Coppa Uefa, entra duro sul ginocchio di Rossi, e l'attaccante è costretto a lasciare il campo. Una lunga sosta ai box.

Riuscì a segnare nella stagione 15 gol, ma la squadra retrocesse mestamente nella serie cadetta.

 

Paolo ha molti estimatori, lo cerca il Napoli, ma lui non accetta, adducendo a ragioni di vita. Non vuole fare la scelta di dover fare il Re, perché a Napoli lo avrebbero trattato così. Non vuole essere venerato, vuole una vita tranquilla e non da idolo incontrastato. Passò quindi al Perugia. In prestito per 2 anni ad una cifra di 500 milioni di lire. Rimane in A.

Per assicurarselo, il presidente umbro D'Attoma, mise in piedi la prima vera sponsorizzazione delle maglie di calcio. Su quelle del grifone, appare la scritta di un marchio commerciale.

Paolo segnò 13 gol in 28 gare ed una in Coppa Uefa.

 

Ma accade una cosa assurda. La formazione perugina viene coinvolta nel calcio scommesse. E Paolo Rossi pure. Avellino-Perugia. Un 2-2 apre e chiude Rossi. 2 gol. Ma lui pensava fosse solo una coincidenza, invece no. Il suo compagno Della Mattina lo coinvolge in una chiacchierata di pochi minuti con due tipi, che definisce amici, che gli chiedono se il pareggio fosse stato più gradito e magari con 2 suoi gol. A sua detta, Paolo lasciò la conversazione frastornato ed infastidito salutandoli e dicendo al compagno: "fai tu". Ma era solo per non fargli fare una magra figura.

 

L'estate del 1980 fu di fuoco, al processo per il calcio scommesse, fu in compagnia di altri illustri come: Giordano, Manfredonia, Albertosi. Si prese 2 anni di squalifica. Fuori dalla nazionale, che quell'anno disputò l'Europeo organizzato in casa. Su Rossi cala un mantello scomodo, da Re dell'area di rigore a malfattore. Pensò di ritirarsi e lasciare la nostra penisola.

Si dice che in quei due anni si interessò a lui anche l'Inter attraverso Sandro Mazzola (allora dirigente), alla fine si tirò indietro e Paolo grazie al pressing di Boniperti tornò alla Juventus. Questo con 12 mesi di anticipo rispetto alla fine della squalifica. Nel frattempo si era sposato.

 

La Juventus lo aggrega alla prima squadra e lo fa allenare. Paolo per un anno non fa altro, si allena e gioca solo nelle partitelle.

Trapattoni lo torchia, e ogni tanto al campo di allenamento si presenta il C.T della nazionale per vedere i suoi giocatori per il mondiale 1982.

 

Ad aprile del 1982 finisce di scontare la squalifica. Torna in tempo per giocare le ultime tre gare di campionato. Ritrova la gioia del gol contro l'Udinese e partecipa alla vittoria del campionato numero 20 della squadra.

Rossi ritrova la nazionale. Il "Vecio" si era ricordato di lui. E ne sarà ripagato.

L'Italia è sul tetto del mondo grazie ai suoi 6 gol.

Vince anche il Pallone d'oro.

 

Boniperti lo chiama per il rinnovo del contratto. Lui, dato che aveva messo su famiglia e "I figli costano" chiede un aumento. Boniperti va su tutte le furie e decide di non rinnovargli il contratto. Stessa cosa accadde poi a Tardelli e Gentile, che si unirono nelle richieste a Rossi. Saranno poi ceduti tutti al momento opportuno.

Rossi si ripete con 13 gol l'anno dopo per la conquista dello scudetto, e il trionfo in Coppa delle Coppe vinta contro il Porto a Basilea per 2-1.

 

Nella stagione 1984/85 due grandi titoli internazionali: SUPERCOPPA UEFA (nella neve di Torino) e la COPPA DEI CAMPIONI. Entrambe contro il Liverpool.

 

 

Se la prima si può parlare di calcio, per la seconda si parla di una grandissima tragedia che falserà (secondo molti) il risultato sul campo. La sfida dell' Heysel sara' ricordata come la tragedia dei 39 morti a causa dei violenti scontri tra i teppisti inglesi e i tifosi italiani. 39 tifosi che erano entrati nello stadio belga con la speranza di vedere per la prima volta alzare la COPPA dalle grandi orecchie, da parte del loro capitano: Gaetano Scirea.

La alzerà, grazie ad un rigore a dir poco generoso concesso per atterramento di Boniek da parte di un difensore inglese. Penalty trasformato da Platini. Ma quelle 39 anime non videro mai alzare il trofeo.

Rossi dopo una stagione a dir poco sfibrante per lo scarso utilizzo (anche se mise a segno 11 centri) e per le continue liti con Boniperti, chiese di essere ceduto.

 

A quel tempo al timone della società rossonera di Milano c'era il suo primo grande estimatore: Giussy Farina. Ricordate? L.R.Vicenza. Per 5,3 miliardi di lire Rossi va al Milan. Lo aspettava una maglia illustre, che solo un altro pallone d'oro poteva indossare. La 10 di Gianni Rivera. In quel Milan di Nils Liedholm giocò con Hateley e Virdis, per il tridente VI-RO-HA.

Ma non fu una stagione indimenticabile, tutt'altro. Si parte con un infortunio che gli fa saltare le prime 10 gare di campionato, e segna solo 2 gol nel derby pareggiato contro l' Inter per 2-2.

 

Ma ormai del Pablito si ricordano solo le esultanza datate 1982...

E viene ceduto al Verona nella trattativa per portare Galderisi in rossonero. Con gli scaligeri segna 4 gol in 20 gare, uno su azione e tre su rigore. Ma i guai fisici iniziano a mostrare il conto, le ginocchia martoriate dai vari infortuni ed interventi, lo costringono a lasciare il calcio giocato a 31 anni.

 

Ma come detto in precedenza, il Pablito che nasce ala e diventa, grazie a G.B. Fabbri, attaccante da area di rigore, non ha solo una vita di Club, ma anche una carriera in maglia azzurra. Il suo esordio contro il Belgio nel 1977. Bearzot lo lancia nella mischia, l' Italia vince per 1-0.

Enzo Bearzot aveva intravisto già allora le doti da predatore di area di rigore che erano in lui. Un giorno mentre visionava i vari Bettega, Tardelli, Gentile, Scirea... vide nel campo adiacente, dove si allenava la primavera, un giovane che aveva velocità e fiuto del gol.

Ma vide anche la sua protezione di palla spalle alla porta.

Chiese chi fosse, e quando senti il nome disse: "Questo ragazzo potrebbe diventare il mio centravanti."

 

Nel 1978 lo porta con se ai mondiali in Argentina. Lo schiera titolare accanto a Bettega e lui ripaga con un gol all'esordio contro la Francia e contro l'Ungheria.

Passata la fase a gironi tocca all' Argentina. Non segna ma fa l'assist per il gol di Bettega che vale la vittoria. Fa gol anche all' Austria (fase a gruppi di un campionato mondiale con il regolamento scientifico per permettere ai padroni di casa di accedere alla Finale). L' Italia arriverà quarta a quel Mondiale. Ma Rossi è sulle prime pagine dei quotidiani sportivi di tutto il mondo.

 

Come detto, salta gli Europei per squalifica, e scontata la stessa Bearzot lo convoca per i mondiali del 1982, in Spagna. La sua convocazione è scettica da parte dei tifosi. Sembrano aver ragione, nelle tre partite del girone con Perù, Polonia e Camerun non trova mai la porta. Ma il "Vecio" è un testardo, non cede e continua con la sua coppia d' attacco Graziani- Rossi. L'Italia passa il girone con 3 pareggi, non entusiasma.

Trova ad aspettarla un girone da incubo: Argentina e Brasile. Ma qua Paolo inizia una nuova avventura, come tutti gli azzurri. Segna due gol nel 2-1 contro l'Argentina di Maradona, addirittura 3 nel 3-2 contro il Brasile (come detto più sopra, la tragedia del Sarria), i 2 gol che liquidano la Polonia in semifinale.

 

Paolo o Pablito come lo chiamava la stampa era implacabile. Sotto porta o in contropiede non dava scampo. Si arriva alla Finale di Madrid allo stadio Bernabeu. Italia- Germania Ovest. Anche in questa partita segna il primo gol degli azzurri (che in precedenza avevano fallito il rigore con Cabrini) nel 3-1 finale. Le altre reti: Tardelli (famosa la sua esultanza) e Altobelli prima dell'inutile gol di Breitner per i panzer. L'Italia è Campione del Mondo e Rossi capocannoniere del torneo.

 

 

L'Italia non si qualficò agli europei del 1984, ma Rossi fece parte della spedizione azzurra ai mondiali messicani del 1986. Ma Pablito non giocò mai. Bearzot gli preferì Galderisi. L'Italia non ando' oltre gli ottavi di finale fermata dalla Francia di Platini. La sua ultima gara in azzurro risale a prima di quel Mondiale Messicano. Maggio 1986 amichevole a Napoli contro la Cina (2-0). In Nazionale collezionò 48 gare e 20 gol.

 

Una curiosità.

Nel 1989 partecipo' alla seconda edizione della Coppa Pelé.

Fu accolto con ostilità e si guadagnò il soprannome di CARRASCO DO BRASIL (boia del Brasile) in ricordo di quel pomeriggio del 1982 a Barcellona.

Ogni volta che si avvicinava alla linea del fallo laterale, gli pioveva addosso di tutto dagli spalti. I 35mila accorsi alla partita gli omaggiarono questo trattamento. Decise allora che nel secondo tempo non sarebbe sceso in campo.

Il pubblico si placò. Oggi fa l'opinionista di calcio in Tv.

 

-"Quel 3-2 fu una lezione per la quale il Brasile dovrebbe ringraziarci e darmi un premio. Una sconfitta dalla quale impararono molto, soprattutto a giocare più coperti. Tanto che poi han vinto altri 2 mondiali. Si sono europeizzati. Eppure vederli giocare è ancora uno spettacolo"-

-PAOLO ROSSI-

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

 

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