| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

È il pomeriggio del 4 maggio 1980, al Pojiud di Spalato va di scena una delle partite più importanti della Prva Liga. I padroni di casa dell’Hajduk stanno affrontando la Stella Rossa di Belgrado, una sfida particolarmente sentita da più punti di vista. I croati, campioni in carica, dopo una stagione altalenante cercano di qualificarsi per la Coppa Uefa, mentre i serbi inseguono lo scudetto dopo due anni di digiuno. Croati contro serbi, all’epoca importava meno. A preoccupare più che altro è la Torcida, il gruppo ultras dell’Hajduk. È una delle prime realtà organizzate d’Europa, all’epoca l’unica dei Balcani, e già dagli anni ’50 si è resa protagonista di numerosi scontri in tutta la Jugoslavia, subendo a più riprese la repressione del governo. Ora, di fronte all’Hajduk c’è la Stella Rossa, tradizionalmente la squadra del Ministero degli Interni, della polizia e c’è il timore che possano ripetersi gli scontri che, solamente due anni prima, avevano caratterizzato l’incontro casalingo con il Partizan.

 

Fin da subito, la partita è particolarmente sentita e tesa. In campo si combatte senza esclusione di colpi, sugli spalti i tifosi ce la mettono tutta, mentre buona parte del Paese segue la partita tramite la tv nazionale jugoslava. Al 41’ minuto però, il pallone smette di rotolare e lo spettacolo agonistico si interrompe bruscamente. Tre uomini entrano in campo, indicando all’arbitro di sospendere la partita: c’è un annuncio da fare. I giocatori si avvicinano rapidamente, mentre sugli spalti regna il silenzio. Il presidente dell’Hajduk prende il microfono e rende pubblica la notizia che tutti aspettano da tempo, ma che nessuno avrebbe voluto sentire: «il compagno Tito è morto».

 

 

Sguardi allibiti, i giocatori in campo rimangono con lo sguardo fisso nel vuoto e le mani nei capelli. Molti piangono, altri, come la bandiera dell’Hajduk Zlatko Vujovic, non reggono la pressione e si accasciano sul terreno. Viene proclamato un minuto di silenzio, costantemente “interrotto” dalle lacrime dei presenti. Piangono i tifosi sugli spalti, tanto i serbi quanto i croati, piangono i fotografi e gli addetti al campo. Anche l’arbitro, il bosniaco Muharemagic, non riesce a dissimulare una disperazione che coinvolge tutti i 35mila presenti. La rivalità, gli attriti, la paura dei disordini, tutto lascia il passo ad un’unica voce, che in pochi attimi coinvolge tutto lo stadio. Torcida e tifosi della Stella Rossa, spalatini e belgradesi, ortodossi e cattolici, tutti abbracciati dalla stessa canzone. «Druze Tito mi ti se kunemo, da sa tvoga puta ne skrenemo».

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