| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Perchè in Italia abbiamo sempre un "Problema Giovani"!

di Mario Bocchetti, 21 Ottobre 2016

In Italia ci lamentiamo sempre di una scarsa attenzione al settore giovanile che non ci permette più di sfornare talenti per il nostro movimento generale. Oggi siamo in compagnia di Marco Fanuli, ideatore e direttore del sito Promesse del Calcio, un blog che parla dei tanti ragazzi dei settori giovanili dal sicuro talento e non ancora illuminati dalle luci della ribalta.

 

 

Ciao Marco, vengo subito al punto: come mai in Italia facciamo fatica a costruire un movimento giovanile di alto livello?

In effetti è un neo che ci portiamo dietro da troppo tempo. I responsabili dei settori giovanili spesso lamentano la mancanza di strutture adeguate alla crescita del giovane calciatore, dai campi di allenamento fino ad arrivare alle attrezzature o addirittura agli spogliatoi. Oltre a questo dobbiamo mettere in conto anche tutte le difficoltà (distanza, orari scolastici, impegni familiari, ecc.) che una società può avere nel gestire il tempo dei ragazzi stessi. E poi bisognerebbe investire di più sulla preparazione degli istruttori, a partire proprio dagli educatori dei “primi calci”, fino ad arrivare alle categorie più alte. Sembra una cosa da poco, ma in realtà è proprio dai primi approcci col pallone che il calciatore mette le basi alla sua formazione futura, che lo caratterizzerà sia dal punto di vista tecnico, sia da quello psicologico. Evidentemente all’estero curano molto di più questi aspetti.

 

 

Quanto conta la scarsa programmazione e soprattutto mister di poca esperienza per le squadre primavera nella mancata crescita dei giovanissimi?

La programmazione è fondamentale, è alla base del successo. Quando si programmano una o più stagioni, bisogna sempre porsi degli obiettivi, tenendo conto del reale valore della squadra, dei suoi progressi, ma anche delle carenze. Lo scopo delle squadre primavera è quello di fornire calciatori giovani e preparati alle squadre maggiori. Questo aspetto, molto spesso, viene trascurato dagli allenatori, che alla formazione del singolo calciatore preferiscono il risultato di squadra: a mio avviso non c’è cosa più sbagliata. Poi è anche normale che gli stessi allenatori, così come i giocatori, hanno bisogno di acquisire esperienza attraverso il tempo, ma anche attraverso i propri errori.

 

 

Da qualche anno hanno eliminato la possibilità di stringere comproprietà. A tuo avviso potrebbe essere l’ennesima porta sbattuta in faccia ai giovani talenti?

In verità non credo sia cambiato molto rispetto al recente passato. La questione legata alle comproprietà, in qualche modo, è stata sostituita dai riscatti e controriscatti. A mio modo di vedere ci sono praticamente le stesse probabilità di perdersi tra Lega Pro e Dilettanti di qualche tempo fa, anche perché non sempre si arriva al calcio che conta per meriti propri. Sempre più spesso si entra nel giro dei privilegiati solo se si ha la fortuna di conoscere la persona giusta o un bravo procuratore.

 

 

L’Atalanta è la squadra che in questa stagione sta sfoggiando i migliori giovani: chi ti ha impressionato di più?

Metterei dentro anche Milan e Sassuolo. L’Atalanta, storicamente, ha sempre avuto uno dei migliori vivai italiani, tanto da essere paragonata a potenze europee come Barcellona, Ajax o Anderlecht. Non mi sorprende il fatto che oggi il lavoro portato avanti per 25 anni dal “guru” del calcio giovanile Mino Favini, continui a dare i suoi frutti, tanto da essere oggetto di studio per molte società estere anche di prestigio. Sicuramente Kessié è quello che ha impressionato di più per caratteristiche fisiche e di approccio alla partita, nonostante fosse un esordiente assoluto in Serie A, ma chi a mio parere conquisterà sempre più punti nelle gerarchie di Gasperini è Andrea Petagna, un ragazzo che seguo dai tempi del Milan e che credo abbia tutto per diventare un grande attaccante, anche in ottica azzurra. Senza dimenticare Gagliardini, Caldara e Conti, che dopo una serie di prestiti sono tornati in nerazzurro più consapevoli della propria forza.

 

Sul tuo blog Promesse del calcio, hai sottolineato la grande qualità e lungimiranza del mercato del Sassuolo. Perché le nostre medio-piccole difficilmente riescono a fare un mercato di qualità?

Lo scorso anno segnalai il mercato del Torino come il più interessante in prospettiva, ma poi in la società non ebbe risultati particolarmente soddisfacenti, anche a causa dei continui malintesi con l’allenatore Ventura. Quest’anno con la "scossa" di Mihajlovic, i vari Benassi, Baselli, Zappacosta e soprattutto Belotti - più ovviamente altri innesti di qualità - hanno rispettato le attese della passata stagione. Quest'anno il Sassuolo, confermando Di Francesco alla guida e tanti elementi chiave dello scorso campionato, è riuscito ad ottenere buone prestazioni già in avvio di stagione. Inoltre, come ho sottolineato proprio su Promesse del Calcio, si è assicurato il centrocampo del futuro con acquisti provenienti dalla Serie B. Il problema di tante squadre, visibile soprattutto nelle neopromosse, è che probabilmente non pianificano progetti tecnici di medio-lunga durata, ma puntano a costruire una squadra (magari anche con nomi altisonanti) stravolgendo quella dell’anno precedente, forse perché accecate dagli introiti che un risultato nell’immediato può portare.

Torreira e Marco Fanuli

 

Finora abbiamo parlato della scarsa propensione del nostro calcio a lanciare i giovani talenti, ora vogliamo guardare l’altra faccia della medaglia: il Celtic ha fatto esordire un ragazzino di 13 anni con la selezione under 20. Non si rischia di far crescere troppo in fretta questi ragazzini?

All’estero c’è notoriamente più attenzione verso i giovani, ma sinceramente questa mi è sembrata più una trovata per attirare l’attenzione dei media. Pochi giorni dopo l’esordio del 13enne Karamoko Dembelé nell’U20 del Celtic è stato il turno del 14enne del Galatasaray Moustapha Kapi. Sono dell’idea che in questo modo, oltre a rischiare l’incolumità di questi ragazzini, ancora in fase di sviluppo fisico, ci sia veramente il rischio di danneggiarli dal punto di vista psicologico, caricandoli di eccessive aspettative e forzando la loro naturale crescita sportiva e sociale. L’esempio di come le cose possono veramente girare nella direzione opposta è quello di Hachim Mastour, per tutti un predestinato fin dai tempi della Reggiana quando di anni ne aveva appena 14 e che oggi rischia di fallire l’ennesima chance, nonostante sia diventato da poco maggiorenne.

 

 

Ti vogliamo chiedere l’ultima curiosità: chi sarà il talento che riuscirà a sbocciare in questa stagione?

Per scoprire chi saranno i talenti di domani, ovviamente vi consiglio di seguire Promesse del Calcio! Detto questo, sono tanti i ragazzi hanno già trovato spazio in A, una percentuale decisamente maggiore rispetto la seconda parte di stagione dello scorso campionato. Basti pensare ai vari Chiesa, Torreira, Locatelli, Vitturini, Miangue, Lirola, Barreca e Barella, tutti under 20 con un potenziale in ascesa. Se invece guardiamo esclusivamente tra i talenti italiani del campionato Primavera, credo che i ragazzi più maturi a vivere un’esperienza tra i professionisti, magari già da questa stagione, siano Luca Vido del Milan, Kean e Luca Clemenza della Juventus e Simone Lo Faso del Palermo.

 

Ringraziamo Marco Fanuli per tutti gli spunti interesanti e il tempo che ci ha concesso.

Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!). Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma, la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto. In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

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