| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Questo è solo l'inizio della Fine?

di Mario Bocchetti, 13 Novembre 2017

Tristezza. Una parola chiara, semplice che troppo spesso ci investe. La nostra lingua ci dice che la tristezza è uno stato di depressione riconducibile ad una diffusa e cupa malinconia. Ma nel senso più arcaico la Tristezza è malvagità, cattiveria. Proprio queste ultime definizioni ci danno un punto di vista dall’alto della nostra storia. Si quella che raccontiamo oggi è una storia, triste, che ha radici purtroppo profonde. Nel nostro bel paese ricco di statue di età imperiale, costruzioni che hanno visto il succedersi degli eventi per oltre duemila anni, di grandi uomini che hanno saputo creare una vera cultura per il nostro continente intero, non è riuscito ad imparare la lezione delle lezioni: mantenere la memoria storica.

 

Cosa semplicissima da dire e anche da fare se ci pensiamo bene: non ripetere sempre gli stessi errori e soprattutto non cercare di distorcere la storia per i propri scopi. Spesso ci dimentichiamo che il calcio è uno degli ambienti culturalmente meno sviluppato, con questo non sto dicendo che è un crogiolo di ignoranza, ma semplicemente analizzando la situazione ci accorgiamo che i calciatori di solito sono ragazzi giovanissimi, ragazzi che troppo spesso hanno terminato il loro ciclo di studio troppo presto per inseguire un sogno o, nella maggior parte dei casi, non lo hanno ancora terminato per una mera questione di età. Se a questo aggiungiamo anche che il calcio è una sorta di regione franca per sfogare tutte le peggiori pulsioni di sentimenti sociali creati da grandissimi stupidi allora il quadro è completo.

 

Bene, tanto scrivere per non essere arrivato ancora a raccontare neanche un rigo sul nostro untore da dover perseguire. Per diritto di cronaca mi trovo costretto a dirvi che sto parlando di un ragazzo che dopo aver segnato un goal in una delle ultime divisioni del nostro sistema calcistico, si è tolto la maglia mostrando simboli fascisti e accennando un saluto romano. Mi sembra davvero riduttivo continuare a parlare di lui, come dall’inizio dell’articolo mi concentrerei su cosa ha portato a tutto questo. Certo che se qualcuno si fosse preso la briga di punire gli stolti delle figurine romane di Anna Frank, o se per qualche motivo qualcuno avesse preso l’impopolare scelta di pensare per un attimo al nostro paese e alla nostra identità, ricordando che perdere qualche spicciolo per la vendita dei biglietti in qualche domenica per riconquistare i ragazzi, le famiglie e i bambini e avvicinarli ad un mondo, che se migliorato davvero (e a mio avviso non ci vuole molto) potrebbe aiutare a far riconquistare il sentimento nazionale.

 

Ma uno verace, lontano dai beceri estremismi. Ricordate quel Poo po po po po poo? Oggi i 60 milioni di CT della nostra Nazionale non riescono neanche a mettersi d’accordo se giocare a 3 o a 4 in difesa.

 

Forzatamente bigamo (ma non lo dite in giro!). Divido il mio cuore tra la passione per la Napoletanità e il calcio. In molti mi definiscono un sognatore dalla maglia azzurra, ma allo stesso tempo sono convinto che Maradona non può fare i miracoli. Il mio amore incondizionato per la cultura che mi avvolge mi ha regalato una seconda Mamma, la mia città che mi accompagna e mi incoraggia in ogni mio scritto. In fondo anche Troisi disse: Chi ha detto che non è serio amare due donne nello stesso momento, o perder tempo per fare la formazione della propria squadra?

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