| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Roy Keane, dalle strade irlandesi al teatro dei sogni

di Antonio Sorrentino, 21 Settembre 2017

In un articolo recente di questa rubrica abbiamo visto come il concetto di riscatto sociale sia una caratteristica fondamentale per la crescita e l’esplosione di alcuni calciatori, nati in condizioni di povertà / degrado sociale e protagonisti di un’entusiasmante scalata nel calcio ad altissimi livelli. Quindi, questo ritratto avrà come tema principale il riscatto abbinato ad un carattere aggressivo e ad uno stile di gioco sempre sopra le righe: il protagonista dell’articolo è Roy Keane, mediano che ha fatto la storia con la maglia dei diavoli rossi del Manchester United.

 

Cork, seconda metà degli anni '70. Mentre si sta allenando alla scuola calcio dove era iscritto, un bambino dal carattere bizzoso e dal fisico gracile viene ripreso dal suo allenatore, secondo il quale il calcio non è uno sport in cui può esprimersi ad alti livelli: il futuro però ci dirà che quel bambino farà la storia con la maglia di una delle più importanti squadre inglese, perché il suo nome è Roy Maurice Keane. Nato a Cork (Irlanda) il 10 Agosto 1971, figlio di Mossie Keane e Marie Linch, il piccolo Roy Keane aveva lo sport nel sangue dal momento che praticava hurling e boxe, oltre al calcio. Si narra che Keane derivasse dal gaelico “Cathain”, il cui significato è “battaglia”, in piena sintonia con quella che sarà la carriera del pazzo centrocampista del Manchester United. Roy Keane non si farà minimamente scoraggiare dall’episodio narrato ad inizio paragrafo, ed a riguardo si esprimerà in modo piuttosto moderato sull’accaduto, spiegando che “quell’allenatore che gli aveva predetto un futuro calcisticamente anonimo andrebbe appeso per i testicoli”. La carriera calcistica di Roy Keane inizia nel Rockmount F.C., un modesto club irlandese in cui il giovane mediano alterna le sue prestazioni aggressive con la sua passione per il pugilato; nel 1989 il Cobh Ramblers si accorse delle potenzialità di Roy Keane, tesserandolo in prima squadra e facendolo debuttare dopo due settimane dal tesseramento. In questi due anni, la fama del Keane calciatore crebbe in modo esponenziale, attirando l’interesse nientemeno che di Brian Clough, che lo volle a tutti i costi nel suo Nottingham Forest.

 

 

Si narra che Clough avesse visionato Keane durante una trasferta del Cobh Ramblers, e che l’accordo sia stato portato a termine per una cifra inferiore a 50.000 sterline. Il viaggio a Nottingham fu pagato dalla stessa società del Forest, la quale garantì al giovane Roy la possibilità di fare un provino per verificare l’idoneità al passaggio in prima squadra. Keane militerà per 3 anni al Nottingham Forest, e resterà molto legato alla figura di Brian Clough, che ebbe l’indubbio merito di saper gestire al meglio il carattere bizzoso ed altamente imprevedibile del mediano..

 

In particolare, Clough racconta che “riuscì a far tenere il sorriso a Keane durante gli allenamenti, anche quando l’umore non era propriamente dei migliori”. Inoltre, l’affermato manager ci racconta che “una volta, durante il ritiro precampionato, spedì Keane a casa perché aveva rovesciato una pinta di birra sulla testa di una signora”. Clough, in un’intervista, ha sottolineato come “in 3 anni al Nottingham, Keane non era mai stato espulso, a dispetto di 8 espulsioni al Manchester United con Ferguson allenatore”. Keane fece il suo debutto in uno dei grandi teatri del calcio inglese, lo stadio Anfield di Liverpool; nel prepartita c’era un clima di ilarità connesso al fatto che il giovane Roy Keane avrebbe dovuto vestire la maglia numero 7, che in Inghilterra era associata a giocatori di grande talento e carisma. Tuttavia, quest’ilarità fu ben presto smentita dalla prestazione sontuosa di Roy Keane, per il quale il debutto ad Anfield era solo l’inizio di una carriera luminosa, costellata di trofei e grandi prestazioni. L’ultima stagione a Nottingham coincise con la retrocessione del Forest dalla neonata Premier League alla Championship: la carriera di Roy Keane è ad un bivio, infatti nell’estate del 1993 il forte mediano si trova a dover scegliere tra il Blackburn Rovers ed il Manchester United. Il 19 Luglio 1993, Roy Keane diventa un giocatore del Manchester United per la cifra record di 3,75 milioni di sterline.

 

L’arrivo a Manchester rappresenta il coronamento di una carriera iniziata tra le stradine irlandesi, ed è la risposta perfetta a chi ne aveva osato dubitare asserendo che il calcio non era uno sport in cui poteva competere ad alti livelli. Con la maglia rossa del Manchester United, Roy Keane vince tutti i trofei possibili, guidando i red devils alla storica “triple crown” della magica stagione 1998/1999. Gli aspetti da sottolineare del Keane capitano erano due, ovvero essere un “capitano atipico” ed avere un atteggiamento che spesso sfociava in episodi di risse e litigi. Per quanto riguarda il primo punto, ovvero quello del capitano atipico, esso è testimoniato dal fatto che Roy Keane odiava le cene di squadra, le perdite di tempo connesse ad interviste e cose varie, nonché le varie riunioni tecnico-tattiche. In generale, Keane odierà una serie di atteggiamenti, in particolare l’imborghesimento delle tifoserie e la strafottenza di alcuni giocatori dopo una partita persa. In riferimento agli atteggiamenti sopra le righe, la storia di Keane è costellata di tali aneddoti, che ci descrivono appieno la sua furia in determinate circostanze. La furia del mediano irlandese non era solo rivolta agli avversari: per informazioni, chiedere al portierone danese Peter Schmeichel. Correva l’anno 1998, e Keane rientrava da un terribile infortunio al crociato, con il Manchester impegnato in una tournèe precampionato ad Hong Kong. L’aria era di quelle allegre, con la truppa di Sir Alex Ferguson intenta ad alzare il gomito in modo troppo pronunciato: a Peter Schmeichel, che aveva notato le bizze di Keane, questo non andava bene, e prese in disparte Keane con l’intento di “risolvere la questione in quanto lui ne aveva abbastanza”. La conseguenza fu una mega rissa, con Schmeichel che afferrò Keane per una mano ed il mediano reagì con una testata; il capitano irlandese afferma in una recente intervista che non ricordava nulla e che Butt dovette spiegargli l’esatta cronologia dei vari fatti.

 

 

Tuttavia, l’aneddoto più famoso della carriera di Roy Keane è ambientato sul prato verde: stagione 1998, si gioca Manchester United – Leeds. Il difensore Haaland interviene in modo criminale su Keane, che crolla al suolo e sarà vittima di un terribile infortunio ai legamenti: come se non fosse stato abbastanza, Haaland osa dubitare della veridicità del dolore di Roy Keane, e questo sui campi da calcio non è concesso, a maggior ragione se consideriamo chi fosse la controparte. Quattro anni dopo, durante il derby di Manchester, i due si ritrovano contro: questa volta però le parti si invertono, è Keane ad intervenire in modo criminale, ponendo fine alla carriera di Haaland, e manifestando dubbi sulla realtà dell’infortunio, in nome di un’applicazione spietata della legge del contrappasso. Keane non si è segnalato solo per aneddoti di violenza, ma anche per episodi curiosi, come la “lotteria” a cui partecipò nei primi anni a Manchester: in una serata, fu stabilito che ogni giocatore doveva mettere da parte 800 sterline per premiare il lavoro svolto, e l’ultimo estratto avrebbe intascato tutta la somma. A questa “colletta” furono esclusi i nuovi arrivati, ma Scholes e Beckham parteciparono lo stesso. La lotteria fu vinta da Cantona, ma Keane riconobbe la maturità dei neo arrivati che avevano partecipato, affermando che “non tutti avrebbero avuto le palle di partecipare non potendosi permettere di elargire una determinata somma”.

 

 

Peculiare fu anche il rapporto con Sir Alex Ferguson, che degenerò dopo una sconfitta per 4-1 in casa del Middlesbrough: in quella circostanza, vi fu un duro faccia a faccia tra il leggendario allenatore ed il capitano dei Red Devils, con quest’ultimo ad accusare il manager di non aver trovato contromisure ad un momento negativo e Sir Alex, per confermare il suo carattere da duro, a rispondere che la misura era ormai piena. Volarono parole grosse e per poco non si giunse alle mani. Keane ebbe parole di fuoco anche per Queiroz, reo di accusarlo di scarsa lealtà: la risposta di Keane fu che le accuse non potevano essere mosse da chi aveva lasciato Manchester dopo 12 mesi per fuggire al Real Madrid. Keane lasciò il Manchester nell’estate del 2005, e la sua carriera terminò pochi mesi dopo al Celtic, dove giocò la sua ultima partita nel Febbraio 2006. Il suo palmares recita: 7 Premier League, 4 Coppe d’Inghilterra, 4 Community Shield, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale. Se non bastasse, si aggiungono anche 1 Campionato scozzese ed una Coppa di Lega Scozzese.

 

L’episodio più famoso della carriera di allenatore di Keane accade nel 2007, quando il (suo) Sunderland fu sconfitto per 3-0 dal Luton. Nella stessa sera della partita Clive Clarke, giocatore in prestito al Leicester City ma di proprietà dei “Black Cats”, morì stroncato da un infarto: dall’autobiografia di Keane si apprende che “ero felice che fosse successo proprio quella sera, in modo che la stampa potesse distogliere la propria attenzione dalla nostra orribile prestazione”.

 

Insomma, sarebbe semplice considerare Roy Keane un pazzo, assassino, criminale e psicopatico. Ma, ancora una volta, noi facciamo parlare chi vede e sa più cose di noi, infatti: “Le persone parlano di Roy Keane come se fosse un hooligans, ma il giovanotto sa come giocare a calcio. Sì, lui è aggressivo. Sì, lui è irascibile. Sì, se la palla è tra lui e un centrocampista, lui non lo salta, lo butta a terra se gli va in contro per levargli la palla, come se fosse un giocatore di rugby. Ma oltre quello, lui è un calciatore fantastico. Lui segna, lui influenza la sua squadra e la folla. È una leggenda del calcio con la nazionale Irlandese e con il Manchester United.” (Thienry Henry)

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