| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Ruud Gullit: il primo fenomeno dal look stravagante

di Roberto Scalas, 08 Novembre 2015

Fu il nuovo esponente del calcio totale olandese, poteva giocare in qualsiasi ruolo con un’unica filosofia: quella dell’attacco. Il suo look è caratteristico con delle lunghe treccine e baffi che ricordano un leone, peraltro simbolo della sua nazionale olandese e, non a caso, il grande Gianni Brera lo soprannominò Simba.

 

Sì, avete indovinato. Questa uscita della rubrica “Il Pallone che rende Immortali” è dedicata al grande Ruud Gullit.

 

Iniziò la sua carriera da libero per poi avanzare il suo raggio d’azione diventando un trequartista offensivo e un attaccante grazie alle sue incursioni e alle sue spiccate doti offensive che lo rendevano un giocatore totale. Incantò tutti con la sua prestanza fisica e quelle treccine al vento che lo contraddistinsero da tutti gli altri. Grazie alla sua fisicità, unì alle grandi qualità tecniche forza e velocità e fu un abile colpitore di testa che, con la sua capigliatura, sembrava quasi frustare la palla. Un giocatore che faceva della tecnica in velocità un’arma letale diventando imprendibile quando veniva lanciato in campo aperto. Con una personalità straripante si impose dappertutto diventando leader e trascinatore della propria squadra.

 

Sì mise in luce all’Harleem e le sue prestazioni gli valsero la chiamata del Feyenoord con cui vinse il suo primo titolo olandese e la Coppa D’Olanda al fianco di Johan Cruijff.

Ma in campo internazionale si fece largo grazie alla maglia del Psv Eindhoven segnando a raffica e ponendo le attenzioni di tanti club europei tra cui il Milan e la Juventus.

Ma Berlusconi lo strappò alla concorrenza sborsando la cifra record di 13,5 miliardi di lire ma l’investimento fu subito ripagato e il Milan e Gullit fecero il pieno di trofei. Il Tulipano Nero con le sue prestazioni trascinò il Milan di Sacchi allo scudetto che in casa rossonera mancava da ben 9 anni e quello fu il preludio del grande Milan che dominò la scena mondiale per tanti anni. Ci fu spazio anche per la gloria personale: nel 1987 gli venne assegnato il Pallone d’Oro lasciandosi alle spalle il talentuoso portoghese Futre e una leggenda dei Blancos come Butragueno.

 

A Milano diventò uno dei fuoriclasse migliori al mondo, ma anche un fenomeno mediatico, il primo del calcio moderno che allora era ancora lontano dalle stravaganze alle quali siamo abituati oggi: capigliature particolari e di ogni colore e tipo, tatuaggi e look sopra le righe. Grazie alla sua immagine gli esperti di marketing si sbizzarrirono e nacquero i cappellini con le treccine e le magliette con la sua faccia che andarono letteralmente a ruba. Con quella classe e quell’aspetto lo rendevano simpatico a chiunque riuscendo a rapire tutti i tifosi milanisti e non solo.

 

Nell’estate del 1988 con la sua Olanda dominò all’Europeo in Germania Ovest sollevando da capitano la coppa, primo e unico trofeo degli Orange nella loro storia.

 

Memorabile la finale di Coppa Campioni del 1989 al Camp Nou con Gullit grande protagonista insieme a Van Basten che rifilarono una doppietta ciascuno allo Steaua Bucarest davanti ad un pubblico interamente rossonero.

 

Con lo stesso Marco Van Basten e Frank Rijkaard formò in maglia rossonera il meraviglioso trio olandese fondamentale per l’epopea del diavolo, essendo stati spesso decisivi nelle tante vittorie rossonere.

Gli infortuni lo limitarono e nel tempo i rapporti con la dirigenza e l’allenatore si deteriorarono e nel 1993 firmò per la Sampdoria.

 

A Genova Gullit si rigenerò giocando una delle sue migliori stagioni segnando 15 reti in campionato e portando la Coppa Italia in casa Samp.

 

Dopo quella fantastica annata Berlusconi convinse Ruud a tornare al Milan ma il nuovo matrimonio durò poco e l’olandese riabbracciò i tifosi blucerchiati dopo appena 8 giornate.

Conclusa l’esperienza genovese, il Tulipano Nero decise di sbarcare in Inghilterra al Chelsea. Chiuse il cerchio tornando alle origini, ovvero, giocando da libero per poi rivestire il ruolo di allenatore-giocatore portando i Blues alla vittoria della FA Cup.

 

Ruud Gullit fu un giocatore notevole, dalla forte personalità, un vero trascinatore. Senza infortuni e incomprensioni avrebbe potuto dare di più ma ciò non gli impedì di entrare di diritto tra gli highlander del calcio ed essere ricordato da tutti non solo per il suo look stravagante ma anche per la sua forza prorompente e per la sua grande classe che lo ha reso un Immortale del calcio.

 

 

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