| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Chi segue da un po’ il nostro progetto, Una Questione di Centimetri, sa che il Napoli e il Barcellona sono i miei due grandi amori. Oggi, quella che mi serve per cominciare, è la componente Partenopea della mia Essenza Calcistica.

 

Da buon napoletano, sono anti-juventino per definizione.

 

Solo a pensare a quella vecchia signora, sdentata e di facili costumi, mi si gela il sangue nelle vene.

 

Per non parlare degli juventini poi!

 

Ho i brividi, come se nevicasse e io fossi in costume. Goliardiche (?) esagerazioni (??) a parte, a un tifoso bianconero, così come a una tifosa, posso perdonare la propria fede calcistica solo se, come motivo principale della sua scelta, alla domanda “Perché tifi Juve?” questo, o questa, mi risponde, senza pensarci neanche un attimo, “Per Roberto Baggio!”.

 

Solo in quest’unico caso, posso fare un’eccezione e capire (non giustificare!) l’attaccamento alla zebra più antipatica che esista. Roberto Baggio.

 

Cosa c’è di più romantico, di più bello, di più poetico, nel calcio, di Roberto Baggio?

Ve lo dico io: Nulla!

 

Se Dio avesse il Codino lo chiameremmo Roberto Baggio. Roberto Baggio che ha ispirato centinaia di migliaia di giovani che si apprestavano a indossare gli scarpini per la prima volta.

 

Quando penso a Baggio penso alla città di Firenze, penso a Dante, penso a Ponte Vecchio, penso a Walt Whitman, penso alla bellezza della Toscana, penso all’Arte del Calcio vissuta con una Passione e una Genialità che, probabilmente, qui in Italia non hanno mai avuto pari.

 

Oggi è il suo compleanno.

 

Robi oggi compie 50 anni e io non posso sporcare il suo nome, il suo estro, il suo entusiasmo e

la sua essenza più intima citando inutili statistiche, sciorinando una serie di inutili dati, che non renderanno mai giustizia alla sua grandezza.

 

Non voglio parlare delle polemiche che spesso l’hanno visto al centro di un assurdo circomediatico.

 

Non voglio parlare delle Lacrime che ha versato quando qualcuno ha deciso che doveva andare via dalla Fiorentina, per accasarsi alla Juve.

Non voglio parlare di quel maledetto calcio di rigore.

Non voglio parlare del suo Pallone d’Oro, stravinto e meritatissimo.

Non voglio parlare delle sue magie in campo, della sua smisurata immaginazione, grazie alla quale vedeva giocate che altri non riuscivano e non riuscirebbero neanche a concepire.

No.

 

Oggi, nel giorno del suo Compleanno non ho alcuna intenzione di annoiarvi con i miei sproloqui e per l’incredibile rispetto che nutro nei confronti di quello che considero uno degli italiani più grandi di tutti i tempi ho intenzione di fargli i miei più sinceri auguri lasciandovi in compagnia della sua Lettera.

Lettera che dedico a tutti quelli che hanno letto le mie parole e leggeranno le sue, e anche a chi non ha posato i suoi occhi su questo scritto, a ogni essere umano.

 

“A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli.

Per vent’anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani, così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli, anch’io ero così. Io però, senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

La prima è passione.

Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è gioia.

Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. È proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

La terza è coraggio.

È fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo.

Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo?

Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.

La quinta è sacrificio.

Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà. Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero, che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più e tante

vecchie cicatrici. Ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.

Ed è proprio questo che auguro a Voi ed anche ai miei figli”.

(Roberto Baggio)

 

Ancora Buon Compleanno, Campione!

 

 

 

© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.