| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Silenzi...

di Enzo Susini, 17 Marzo 2018

Domenica scorsa è in pratica iniziata una settimana fatta di silenzi che in parte solo al tredicesimo di Fiorentina-Benevento si è interrotta. “Davide Astori non c’è più”. Con queste parole si è aperta una domenica che doveva rimanere impressa a tutti per le elezioni politiche invece che per la trasferta ad Udine, data la stagione viola incanalata dentro un anonimato da metà classifica.

 

La tragedia che ha colpito Davide ha sconvolto tutti, è arrivata “dritto per dritto” al cuore di tutti, tanto che appena nota a Genoa e Cagliari già in campo per l’anticipo delle 12,30 ha provocato la stessa unica e condivisa posizione: <<Noi non giochiamo>>. Partita rimandata, così come tutta la giornata di campionato e un fiume inarrestabile di ricordi, emozioni e messaggi. Certo, ci saranno sicuramente stati quelli da considerarsi pro-forma o di circostanza, ma in tutti emergeva la comune visione di Davide: una persona perbene. Silenziosa e sorridente. Amato e compagno di tutti quelli che lo hanno conosciuto.

 

Firenze ha iniziato da quel momento un lento ed inesorabile pellegrinaggio al Franchi. Chi a lasciare un biglietto, chi ad aspettare l’arrivo della squadra distrutta in rientro da Udine, chi ad appendere una sciarpa. Diventate due, tre. Un muro. Un vero e proprio muro del pianto e del dolore. Un modo per salutare Davide, per l’ultima volta, in attesa di farlo dal vivo in Santa Croce giovedì scorso.

 

 

C’era un silenzio irreale in quella piazza, interrotto solo dagli applausi per le delegazioni infinite di squadre che hanno voluto omaggiare il 13 viola per l’ultima volta. Un silenzio che permetteva di sentire ogni minimo tono di voce più alto dello standard nei locali della piazza attorno alla folla che continuava ad aumentare. Un silenzio commosso durante la messa, un silenzio singhiozzante alle parole del fratello di Davide e di Milan Badelj. << Eri la nostra luce >> così il centrocampista croato ha salutato il suo capitano. E con un infinito “DavideDavideDavideDavide” la piazza ha salutato il suo amato numero 13, dandosi appuntamento al Franchi per una domenica di campionato che altro non era che l’occasione per il saluto al proprio capitano.

 

Stadio praticamente esaurito, cosa molto rara a Firenze di questi tempi. Stadio dove il silenzio è esploso sotto la pioggia che curiosamente si è interrotta tra l’inizio della partita ed il momento della coreografia. Un silenzio che non è descrivibile per la domenica in generale ma che ha del surreale e del cinematografico quando ha avvolto tutto il Franchi al momento dell’ingresso in campo delle squadre. Con ancora le gole intrecciate ed annodate per il video di ricordo di Davide sulle note della “terra degli uomini” tutti e trentacinquemila i presenti si sono bloccati. Impermeabili ed occhiali da sole si sono mescolati insieme per limitare l’effetto dell’acqua del cielo e di quella delle lacrime, ed il silenzio attorno. Le squadre in campo e l’unico rumore restava a km di distanza per lasciare spazio, osservatore discreto in attesa di quel fischio. Il minuto di raccoglimento più lungo della storia. Infinito, pesante, denso. Vero e profondo.

 

Una liberazione il fischio successivo, ma non definitiva. Al tredicesimo la palla arriva a Pezzella, il compagno di reparto di Davide, che l’appoggia fuori. E’ lì che il silenzio si è interrotto. Tutto lo stadio si è fuso in un abbraccio fatto di applausi e la coreografia è “partita”. Un unico grande applauso commosso che scuoteva il silenzio ma non solo, paradossalmente lo affiancava. In quel momento erano tutte per il suo 13 le lacrime di Firenze. Gli applausi, le foto, i video. Tutto per immortalare un momento che comunque non avrebbe mai dimenticato nessuno anche senza “prove”. Si riparte ma la domenica in realtà è finita qui. Certo, il destino ci mette lo zampino e fa segnare proprio Vitor Hugo che ha il compito impossibile di sostituire Astori; ma da seguire c’è solo la sofferenza fisica di tutti quelli in maglia viola che vorrebbero essere ovunque, fuori che in campo, tanto che al novantesimo crollano a terra distrutti come nemmeno al quindicesimo tempo supplementare di una partita infinita. Il silenzio lascia il posto all’applauso finale. A quel “DavideDavideDavideDavide” con ritmo e voce rotta identiche a quelli di giovedì. Con la pioggia che non risparmia più ed accompagna l’uscita dello stadio accanto a quel muro di omaggi tutti per Davide.

 

 

Un silenzio rispettoso mentre c’è chi guarda tutte le sciarpe, chi le sfiora, chi ne annoda una nuova, chi nasconde le lacrime mentre è fermo davanti a tanto amore. La settimana dei mille silenzi si conclude con quello più lungo dei tifosi che guardano il muro e senza aprire bocca dicono il più puro: << Ciao Davide >> e mentre lo fanno rispettano le parole mai dette del tifoso accanto, del compagno vicino e degli attestati arrivati da tutta Italia. Quel silenzio rimbomba ancora, come quello dell’ingresso in campo, come quello del minuto di raccoglimento, come quello fatto di applausi, come quello di piazza Santa Croce, come quello di domenica scorsa.

 

Silenzi.

 

 

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