| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Stefano Borgonovo

di Federico Lo Cicero, 17 Marzo 2017

Marco Masini, ne fece un successo. Una canzone che fece scalpore negli anni ’90, era esattamente il 1993 e il Marco fiorentino ottenne l’attenzione della critica e dei giovani. Vaffanculo era il titolo del successo discografico.

 

Ecco prendete quella parola e mettetela in bocca ad un giovane che si rivolge ad una persona più grande di lui e solitamente la conseguenza è un ceffone nei migliori dei casi ..... oppure ….. oppure .

 

Il 17 Marzo 1964 a Giussano, nel Brianzolo, in provincia di Monza, nasce Stefano Borgonovo, il giocatore di cui la morte ci ha privato nel 2008.

Questa volta, contrariamente al solito, non tracceremo il profilo curriculare del personaggio, ma ne racconteremo degli episodi, episodi che lo hanno fatto emergere nel mondo calcistico e fuori, perché Stefano Borgonovo era un calciatore a cui era impossibile voler male, sempre sorridente e altruista con i compagni, e fuori dal rettangolo di gioco, padre, marito ed amico inseparabile per famiglia e conoscenti.

 

Ma partiamo dall’inizio della sua leggenda.

 

LA MAMMA BATTE IL TRAP

 

Nel campetto dell’oratorio ogni giorno si giocano partite fra i ragazzini del quartiere e subito, chi si intende di calcio, nota che tra quei sorrisi e sudore che rincorrono la palla, c’è un morettino che prendeva palla, dribblava tutti, non cadeva mai e segnava… un piccolo Cruijff.

Da un palazzo vicino all’oratorio si affacciava alla finestra il signor Camillo, un commerciante che aveva come amicizie calciatori famosi.

Un sabato pomeriggio del 1974 era in casa a conversare con Giovanni Trapattoni, e sente vociare dal campino dell’oratorio: “Vieni Giovanni, concedimi un attimo. Vieni a vedere dalla finestra, guarda quei bambini che giocano… noti niente?”

Trap guardò Camillo e gli disse: ”Andiamo chiudi la finestra e scendiamo a conoscere quel ragazzino… ,veloce non perdiamo tempo!”

Scesero, il Trap aspettò che fosse terminata la partita, e si avvicinò a Stefano. “Facciamo due palleggi assieme?”

Stefano, non credeva ai suoi occhi: Trapattoni stava parlando con lui.

Iniziò a palleggiare e giunto al 50 Trap prese la palla con le mani lo guardò e gli disse : “Allora vuoi fare il calciatore?”

Stefano annuì. Il Lunedì successivo fece il provino per il Milan. Allenamento, partitella con tripletta e convinse i tecnici rossoneri a prenderlo.

Si presenta a casa accompagnato dal Trap, che parlando con la mamma del giovanotto, le propose di farlo andare al Milan.

Questa lo guarda e dice: “Signor Trapattoni, lei può anche essere il miglior giocatore del mondo, ma Stefano deve studiare e da qua non si muove!”

“Ma ,mamma !!! è il Milan!!”

“Stefano, può essere anche il Monza, ma tu non ci vai!”

Il Trap incassò una delle poche sconfitte... da un difensore arcigno e donna per giunta. Ma sempre una mamma.

 

IL VAFFA A MISTER SEGHEDONI

 

Entra nelle giovanili del Como, e conquista a suon di gol e visione di gioco il palcoscenico della prima squadra in allenamento.

Un giorno Mr. Seghedoni, allenatore della squadra lariana, lo chiama ad allenarsi in prima squadra, dicendogli che visto l’infortunio di Egidio Calloni, la domenica successiva avrebbe quasi sicuramente giocato.

Lo chiamava “Bocia”.

Si arriva alla domenica, ma il Mister scelse diversamente, e con un modo tutto signorile fece capire le sue ragioni al giovane Borgonovo.

“Che cazzo ci fai qui? Sei un primavera? E torna nella tua squadra di bambini. Non voglio più vederti!”

 

Stefano lasciò lo spogliatoio con le spalle dritte, ma dentro aveva un’amarezza pari ad un lutto. Scese in campo con la primavera e segnò una tripletta piena di rabbia . Dagli spalti sentì una voce : “Vai Bociaaaaa …..Vai Bociaaaaa !!!!”

Guardò e vide che era lui il Mr. Ma si sà la caratteristica principale di un’ attaccante è l’istinto. Lo cercò con gli occhi e gli urlò: ”Vaffanculo Mister !!!”

E fu cosi che Seghedoni capì che Bocia era pronto a scendere in campo in serie A, dove servono giocatori di carattere . Ed il 14 marzo di quell’anno (1982) esordì contro l’Ascoli. Anche il Como aveva il suo Cruijff.

 

TRAP E IL NUOVO MASSAGGIATORE DELLA JUVENTUS

 

Ma una cosa lo faceva stare in ansia… e se quel giorno del 1974 fosse andata diversamente? Nel 1984 c’è Juve-Como di Coppa Italia. Trap era allenatore dei bianconeri. Nel sottopassaggio Trap chiamò Platini e andò a salutare il ragazzino del ’74. “Ciao Stefano.” “Salve mister.” “Stefano, ci avevo visto giusto quel giorno vero? Sai chi è questo qua accanto a me?” “Certo, il vostro massaggiatore vero?”

 

E giù risate ….. Stefano era così: ridere e scherzare la sua forza. Per la cronaca quel giorno il “massaggiatore” ne fece 4. E Borgonovo si accordò sulla parola con l’avvocato Agnelli per vestire la maglia bianconera la stagione successiva.

 

BERLUSCONI IL COWBOY

 

Dopo un amichevole estiva tra Milan e Como, Berlusconi si presenta nello spogliatoio lariano e và incontro a Stefano.

Lo saluta e si complimenta con lui, ha in testa un cappello da cowboy.

“Presidente è venuto a cavallo?”

“No, non ho il cavallo, ma ho intenzione di farti vedere dove voglio portare il Milan e te galoppando.”

“E dove Presidente?”

“In cima al mondo Stefano.”

E fu cosi che si concretizzò il passaggio di Borgonovo al Milan, anche se con qualche anno di ritardo. A dire il vero, si il Milan lo acquistò, ma lo lasciò ai lariani per altre due stagioni, al termine delle quali fu deciso di prestarlo alla Fiorentina.

 

ROBERTO BAGGIO

 

 

In viola trova il giovane Roberto Baggio, con il quale ha subito un’intesa perfetta sia come carattere che come modo di giocare, nasce la B2: Baggio/Borgonovo.

Una coppia micidiale che nella stagione viola vide su 44 gol ben 29 segnati dalla B2, e con esattezza 15 Roby e 14 Stefano.

Se vi trovate a parlare con un vecchio abbonato Viola del settore Curva Fiesole, e domandate cosa ricordano con più amore, vi risponderanno solo di quel campionato: il gol al 90mo contro la Juve (vittoria 2-1) e quello a pochi minuti dalla fine contro l’Inter (vittoria 4-3), entrambi di Borgonovo.

Baggio era anche l’amico con cui viveva la vita anche fuori dal calcio, amici veri che anche nel proseguo della vita saranno fondamentali l’uno per l’altro.

Cambieranno entrambi squadra, ma rimarranno grandi amici, fino alla fine in cui si spense la luce nella vita di Stefano.

Se da una parte si può dare la rinascita del Divin Codino (che veniva da un ennesimo infortunio al ginocchio) alla pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin, dall’altra dobbiamo mettere, che mai coppia d’attacco fu cosi ben assortita.

 

SUL TETTO DEL MONDO

 

 

Borgonovo voleva rimanere a Firenze, ma Arrigo Sacchi, allenatore del Milan lo convinse che era l’ora di arrivare dove gli era stato promesso. In cima al mondo.

La stagione rossonera non è entusiasmante a causa di un infortunio al ginocchio.

Ma Stefano è stato fondamentale per arrivare in cima al mondo. Semifinale di Coppa dei Campioni, avversario il Bayern Monaco.

A Milano i rossoneri vincono per 1-0 gol di VanBasten su rigore procurato dal “Bocia”.

A Monaco nel ritorno, i Bavaresi conducono al 90mo per 1-0. Servono i supplementari. Ci pensa Borgonovo che sfrutta un errore della difesa avversaria nel fuorigioco. Si presenta davanti al portiere e con un pallonetto deposita la palla in rete.

A niente vale il gol successivo dei tedeschi che fissano il punteggio sul 2-1 finale.

Il Milan va in finale contro il Benfica e vince la sua Coppa dei Campioni.

Sul tetto del mondo ci sale vincendo l’Intercontinentale grazie ad una rete di Alberigo Evani nel 1-0 contro il Nacional de Medellin.

Torna alla Fiorentina in prestito, ma Roby Baggio è alla Juventus... E Borgonovo non sarà più determinante come un tempo, segnerà solo 7 gol in 42 partite, il crepuscolo lo porterà e Pescara, Udine e Brescia, dove chiude la sua carriera nel 1996.

 

LA STRONZA

 

Decide di dedicarsi al vero calcio, il suo, quello dei bambini e inizia ad allenare i bambini del Como. Vedeva se stesso in ognuno di loro, dei piccoli Bocia, non importava se non erano dotati, il loro sogno doveva continuare ad esistere.

Un giorno mentre parlava con loro per fargli i complimenti per la partita della domenica precedente, iniziò a capire che qualcosa in lui non stava funzionando, il respiro si faceva affannoso e le parole erano al limite della comprensione. Era il 2005, la SLA iniziava il suo percorso nel suo corpo.

 

Iniziò il calvario, la visita neurologica emette la sua sentenza spietata: SLA.

“Una malattia del Motoneurone” “Bene, sono contento, un po' come Mototopo e Autogatto (serie di cartoni animati degli anni 70/80)”

Questo era lo spirito con cui Stefano affrontò la malattia. Gli diede anche un nome. LA STRONZA.

Affrontò tutta la situazione con una voglia matta di ridere e scherzare, uno stato vitale talmente alto che quando nel 2006 fu ridotto a stare su una carrozzina senza poter parlare.

Ma due cose non aveva preso la STRONZA: gli occhi ed il cervello.

Riusciva a comunicare tramite un sintetizzatore vocale che leggeva ciò che riusciva a scrivere.

Chantal, la moglie fu un’abilissima guerriera, con lei fondò la Fondazione Stefano Borgonovo per la ricerca sulla SLA.

Il mondo del calcio seppe della sua malattia nel 2008 quando lo stesso Stefano decise di comunicarlo all’esterno durante la presentazione della sua Fondazione durante l’amichevole Fiorentina-Milan.

Ma un amico silenzioso era accanto a lui sin dall’inizio della battaglia alla STRONZA …. Un grande amico. ROBERTO BAGGIO.

Lo sostenne nella lotta, il legame non ha bisogno di essere rinforzato, era saldissimo dai tempi in cui i due giocavano nella Viola.

Forse un legame Karmico, dirà lo stesso Baggio.

“Sai qual’era allora la mia gioia più grande? Forse non te l’ho mai detto: mandarti in gol con un mio assist e vedere nei tuoi occhi un’infinita felicità”

Durante l’intervallo di quella partita, Stefano chiede a Roberto (che indossa una maglia della Fiorentina) di calciare un rigore sotto la Fiesole, ne sarebbe stato felice.

Roby non può dire di no al suo amico della B2. Prende un pallone, e si presenta dinanzi ad un portiere improvvisato. Realizzazione impeccabile, ma la paura era di sbagliare e deluderlo, calciare con un paio di scarpe da Jogging e i noti problemi alle ginocchia.

Sul viso di Stefano cade una lacrima di gioia, e quando Roby si riavvicina a lui gli sorride e gli dice: ”Grazie Roby”.

Baggio lo abbraccia e gli sussurra nelle orecchie: “Stefano, ti è andata bene, se sbagliavo ti foravo le ruote della carrozzina.”

E subito un sorriso si stampa sulla faccia dei due.

Il 27 giugno del 2013 nel pomeriggio Stefano Borgonovo muore all’età di 49 anni.

La sera stessa la nazionale Italiana giocò la partita, di semifinale della Confederation Cup contro la Spagna, con il lutto al braccio.

 

 

Chi non poteva secondo voi dare in saluto a Stefano se non Roberto Baggio?

 

“Caro Stefano, l’impresa più bella che sei riuscito a costruire negli anni è stata quella di trasformare il veleno della malattia in medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona.”

300 persone parteciparono al funerale nella sua città natale.

 

Il Cruijff italiano è sepolto a Giussano.

 

-“Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente. E’ l’unico luogo del corpo dove forse esiste ancora un’anima.”

( JOSE’ SARAMAGO)

Nato a Livorno il 19/04/1970. Il calcio è sempre stata la mia passione, un'attrazione sin da piccolo, ma a dire la verità, giocato per strada e poi nei campionati amatori. Oggi continuo a giocare ed allenare bambini, cercando di trasmettere loro i valori del calcio degli anni 80/90. La spinta per iniziare a scrivere i miei personaggi è una sorta di apertura di un vecchio cassetto. Scrivere. Ho provato con i racconti... ma poi smettevo. Allora per divertimento ho iniziato a scrivere di calciatori del passato. Scrivere di loro, è una continua sfida nella ricerca, scoprire chi sono stati e conoscere la parte umana di coloro che ci tenevano incollati alla tv.

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