| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Trenta per Cento

di Enzo Susini, 25 Febbraio 2017

“I nostri tifosi valgono il trenta per cento in più nelle nostre prestazioni”.

 

Così il mister Paulo aveva presentato la partita di ritorno con il Borussia meno noto e dal “cognome” impronunciabile. Il calcolo ed il valore percentuale preciso dell’apporto dei tifosi aveva affascinato lo spirito da precisino che in me alberga e pungolato lo spirito, altrettanto presente, da polemico “chissà coicchè l’avrà calcolata la percentuale precisa… forse da come si bascula emoSionalmente quando siamo al Franchi”. Passato l’approccio alla dichiarazione mi sono messo a riflettere che circa al trenta per cento della doppia sfida, il nostro gioiellino Bernardeschi aveva messo la freccia in una partita che ci aveva visto soffrire incredibilmente e poi “riasciugare un bucato” che aveva qualcosa del clamoroso. Ed anche ieri al circa trenta per cento della gara, avevamo messo la doppia freccia ed a quel punto la doppia sfida segnava nel conto totale un bel 3-0. Le prospettive praticamente scomparse in campionato di riveder l’Europa anche il prossimo anno sembravano invece consolidarsi nel percorso all’interno della diretta discendente della Coppa UEFA.

 

Evidentemente quel trenta per cento annunciato dal mister aveva dato i suoi frutti e poco importa se per qualcuno in alto in Fiesole quasi il cento per cento dell’attenzione era offuscato da qualche giro al pub o dalla rincorsa ad accappararsi i servigi del “birraioooooo” di turno. Al trenta per cento del match Borja infatti aveva approfittato di uno scivolone tedesco per mettere in ghiacciaia la partita. Ottavi di finale da affrontare con quella vocina che diceva “in fondo tranne Manchester e Roma ci si può giocare con tutti alla pari” e la convinzione che per un altro po’ di giovedì l’ebbrezza europea poteva far parte delle nostre serate e quel divano al pub pure. Però, come spesso accade a chi veste i colori viola, avevamo fatto i conti senza l’oste o meglio senza il nostro innato DNA.

 

A nessuno probabilmente in quel momento è venuto in mente quel Cesena – Fiorentina di trentacinque anni fa, mia prima delusione da tifoso cosciente che ogni volta che arriva una rimonta riappare nella mia memoria sbalordendo e sballottando. Nessuno poteva aver riaperto quel file, “Borja l’aveva messa in ghiacciaia”. Già. Ed invece, un rigore, l’intervallo dove ancora quel ricordo romagnolo era ben lontano e invece vicino e presente era l’ennesima birra e poi quel trenta per cento nella ripresa è andato a farsi benedire lasciando il posto ad un altro. Infatti nel primo quarto d’ora, trenta per cento più o meno del secondo tempo, riusciamo a bissare quella domenica e prendere tre gol che ci schiantano e mandano il trenta per cento del gruppo a scendere dalla vetta della curva per prendere un caffè nel tentativo di svegliarsi da questo incubo.

 

Post caffè, risalendo però il tabellone continua a recitare 2-4 ed in campo l’unica novità è che Bernardeschi è stato sostituito forse perché l’unico in grado di tenerci ancora in vita e far balenare la pazzia di una rimonta nostra fino al 4-4. Mentre da casa si pensa con nostalgia e si rimpiange Volpecina, Faccenda e Buso in curva parte il tutti contro tutti da società ad allenatore passando attraverso i giocatori e la voglia di rimanere lì a sentire cori sullo “spendere per vincere”, sul cosa tirare fuori da parte dei giocatori e dove andare come consiglio per il tecnico portoghese è pari al trenta per cento di zero e quindi abbandono il Franchi con la certezza che se è vero che a Roma come dice Andre “queste partite l’abbiamo già viste”, a Firenze l’abbiamo tatuate sulla pelle.

 

Così, con ancora circa il trenta per cento della stagione da giocarsi, per noi questo 2016/2017 sostanzialmente finisce qua, con un basculata sui nostri sogni e le nostre ambizioni europee che, dopo questa Cesena in salsa tedesca, per un po’ lasceremo a qualcun altro.

 

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