| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |


 Blaz "Baka" Sliskovic, il Cruijff dei Balcani

   di Seven,  08  Aprile 2020

Amava le donne e amava il caffè.

Amava gli scacchi e sarebbe potuto diventare avvocato ma le giacche e le cravatte non gli avrebbero dato quell’eleganza che lo contraddistingueva quando indossava magliette, pantaloncini, calzettoni e scarpini con i tacchetti.

Per Giovanni Galeone, il tecnico che lo volle al Pescara, avrebbe potuto vincere il “Pallone d’Oro”, per qualcun altro era il “Maradona dei Balcani”.

Lui, “Baka” Sliskovic nato a Mostar il 30 maggio 1959, sognava di somigliare a Johann Cruijff e, in effetti, in qualcosa lo ricordava (se non altro per la passione per le sigarette...)

Sliskovic aveva la genialità dei grandi musicisti bosniaci (Goran Bregovic e Vedran Smailović solo per fare due esempi) ma anche la tipica sregolatezza “Bohème” che caratterizza la maggior parte degli artisti.

Il calcio italiano lo conobbe il 26 marzo 1980 (il giorno del mio terzo compleanno!) quando con la Nazionale olimpica del suo paese, in una partita giocata a Mostar e valevole per le qualificazioni ai giochi di Mosca, realizzò una tripletta che contribuì a fissare il punteggio sul 5-2 per i suoi!

Non molto tempo dopo la strepitosa tripletta agli azzurri lasciò il Velez Mostar per l’Hajduk Spalato, si innamorò di una ginnasta russa e sparì per quasi un anno. Blaz pensava fosse amore e invece era un calesse...

Tornò così a giocare a calcio, probabilmente per distrarsi, ma un brutto infortunio lo tenne lontano dal rettangolo verde per un altro anno.

Qualcuno iniziò a chiedersi se “Baka” sarebbe tornato il campione di un tempo e a rispondere fu il Torino di Zaccarelli e Junior.

Nell’autunno del 1985 i granata allenati da Gigi Radice e l’Hajduk di Sliskovic incrociarono le proprie strade negli ottavi di Coppa UEFA e in entrambi i confronti il “Cruijff dei Balcani” scrisse il proprio nome sul tabellino dei marcatori, prima con un tiro al volo che portò in vantaggio la compagine di Spalato nella gara d’andata giocata in Piemonte e terminata 1-1 e due settimane dopo con una punizione sparata da 30 metri che portò momentaneamente la formazione croata sul 2-1 (la partita finì 3-1 per l’Hajduk).

Nell’estate del 1986, dopo i mondiali del Messico che la Jugoslavia non giocò, passò all’Olympique Marsiglia. In quella che Arthur Schopenhauer definì “la più bella città della Francia” Blaz fece bene ma al termine della stagione 1986-87 qualcosa si ruppe...

“Baka” chiese di essere ceduto e Galeone, il tecnico che aveva riportato il Pescara in Serie A dopo 7 anni, lo convinse ad accettare la corte del neo-presidente Pietro Scibilia.

Con lui in riva all’Adriatico arrivò anche Leo Junior, da tempo in contrasto con Gigi Radice (le turbolenze tra il brasiliano e il tecnico di Cesano Maderno iniziarono quando il Torino fu eliminato dall’Hajduk di Sliskovic dalla Coppa UEFA 1985-86).

Si dice che Sliskovic si innamorò di Pescara perché dalle finestre della città abruzzese si potevano vedere le coste della sua Jugoslavia...

Con la casacca biancazzurra “Baka” giocò un’ottima stagione e il Pescara, capace persino di vincere a San Siro contro l’Inter di Trapattoni alla prima giornata, si salvò ma per il “Cruijff dei Balcani” era già giunto il momento dei saluti, l’ennesimo momento dei saluti...

Tornò in Francia ma il suo non era un addio.

A Pescara ci tornò nel 1992 ma il talento di un tempo era svanito, annientato dal dolore causato dalla guerra civile che stava ridisegnando la storia e la geografia della sua terra.

In Jugoslavia, quando c’era la Jugoslavia, si diceva: “sei Stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un Tito”.

A Pescara, sono certo, ancora oggi ricordano la Jugoslavia per i sei Stati, le cinque nazioni, le quattro lingue, le tre religioni, i due alfabeti e l’unico, immenso “Baka” Sliskovic!


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