| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |


Hugo Sanchez, il bomber dei gol impossibili

   di Danilo Crepaldi,  18  Aprile 2020

Acrobazie, gol e capriole. Sanchez ha scritto la storia del Real con un repertorio spettacolare! Noto attaccabrighe, ha litigato con decine di difensori.

 Quando si dice che il calcio è uno spettacolo, qualche allenatore storce il naso. Dal loro punto di vista, ed è rispettabilissimo, il calcio è soprattutto uno sport e quindi conta solo il risultato. A qualsiasi costo, pure giocando male e mandando al diavolo qualsiasi aspetto estetico. I grandi campioni e i fuoriclasse hanno avuto il merito di mettere tutti d’accordo; se un calciatore, oltre a far vincere le partite, è capace di far divertire le platee di tutto il mondo allora c’è solo da omaggiarli con un uragano di applausi!

 

Descrivere Hugo Sanchez è come dipingere una tela usando tantissimi colori, che uniti però ci regalano un messaggio molto semplice: giocare, vincere e divertire, si può… .Hugo Sanchez, noto anche come Hugol, è stato per molti il miglior calciatore di sempre del Messico, capace di diventare nel corso della sua lunga carriera famosissimo in Spagna e in Europa. Un attaccante strepitoso: agilissimo, veloce, furbo e provocatore, dotato di un fiuto del gol unico e letale. Si diceva della spettacolarità del calcio, che in Sanchez assumeva contorni sopraffini.

 

Hugol aveva nelle doti acrobatiche una sorta di arma segreta, tanto che in Spagna si chiama ancora “huguina” la rovesciata volante spalle alla porta. Era un vero artista, e in questo modo ha trafitto tanti incolpevoli portieri, poi, per festeggiare il gol coi compagni, si lanciava in una personalissima capriola. I tifosi non potevano che innamorarsi di uno così…

Hugo Sanchez Marquez nacque a Città del Messico l’11 luglio del 1958 e, dopo i primi successi in patria, approdò quasi a sorpresa e fra lo scetticismo generale all’Atletico Madrid. Il club spagnolo fu il primo ad avere fiducia in lui, che in fondo era pressoché sconosciuto agli occhi del mondo. Per sua fortuna, Hugol ci mise pochissimo ad ambientarsi e cominciò a segnare gol a raffica per la gioia dei tifosi biancorossi. Nel 1984/85 vinse il suo primo titolo di capocannoniere della Liga spagnola, il cosiddetto Pichichi! L’estate successiva, quando oramai era diventato un beniamino del Vicente Calderon, arrivò il clamoroso tradimento di Sanchez: allettato da un ingaggio faraonico, il messicano accettò senza rimorsi il passaggio al Real Madrid, gli odiati cugini…

 

Per molti fu un atto di codardia, che insieme ad altre sfaccettature fanno emergere nuovi aspetti sul suo conto. Oltre all’accusa di essere mercenario, Hugo Sanchez finì sovente nel banco degli imputati. Per esempio, una volta dichiarò:“Gli attaccanti non devono essere gli agnelli destinati al macello: per una botta che prendo io, rispondo con due calci!”.

In carriera, accumulò non pochi nemici, soprattutto tra stopper e difensori che non gradivano affatto le sue gomitate a palla lontana, le sue entrate a gamba tesa e qualche provocazione verbale. Era snche questo  Sanchez, che fu osteggiato pure per le sue capriole e le piroette dopo i gol segnati. Forse voleva irridere gli avversari, o forse no…di sicuro non era sportivo quando sputava, insultava, ringhiava come un cane rabbioso. Era difficile volergli bene come uomo, ma con quel poderoso sinistro e con la bravura sottoporta gli si perdonava tutto.

 

Con Hugo Sanchez al centro del proprio attacco, con una linea offensiva completata da altri fuoriclasse quali Butragueno, Valdano e Michel, il Real Madrid si rese protagonista di un fantastico ciclo di successi: 5 scudetti consecutivi, una Coppa UEFA, 2 Coppe del Re, una serie di risultati che proiettarono i bianchi tra le più grandi squadre d’Europa e del mondo.

Il contributo di Hugo fu determinante, segnando gol a grappoli e rendendo vana ogni mossa difensiva contro l’attacco atomico del Real. 

In cinque stagioni Sanchez vinse quattro volte il titolo di capocannoniere, meritandosi nel 1990 anche la Scarpa d’Oro come miglior marcatore tra tutti i campionati del Vecchio Continente. Insomma, una vera scorpacciata di rovesciaste e capriole.

 Il mito di Hugol cominciò ad offuscarsi nel 1992, quando un grave infortunio lo tenne nove mesi lontano dai campi. Accantonato dal Real, Sanchez fece le valigie e tornò in Messico: nel suo paese natale rimase però solo un anno. Giusto il tempo di far saltare, fra polemiche e litigi, le panchine di Paulo Roberto Falcao(che allenava il suo club) e di Luis Cesar Menotti, che era stato chiamato come commissario tecnico della Nazionale messicana. In una sorta di flipper, ritornò di nuovo in Spagna e sempre a Madrid, per stabilire un altro record: giocare nella terza squadra della capitale, il piccolo ma dignitoso Rayo Vallecano.

 

Ancora una volta, Hugo Sanchez non deluse e gli ultimi anni in carriera, comprese le escursioni in Austria e negli Stati Uniti, portarono in dote altri gol e primati. Una vera volpe delle aree di rigore, una leggenda per il suo paese!

Ha fatto sognare tutto il Messico, mettendo a segno 29 reti in 75 apparizioni in nazionale. Ben tre i mondiali disputati (1978-1986-1994), e tutti ricordano proprio la cavalcata nel torneo di casa, chiusa solo ai quarti di finale dopo la sconfitta ai calci di rigore con i colossi tedeschi. Considerando pure il secondo posto nella Coppa America del 1993, scopriamo l’unico neo della sua epopea in maglia verde: la mancanza di una vittoria. Peccato, forse sarebbe stato chiedere troppo e ci dobbiamo accontentare così. Chissà che capriola avrebbe ideato il grande Hugo Sanchez per l’occasione…



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