| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Il nuovo Rinascimento 

di Mario Bocchetti,  13  Luglio  2020

La serie A sta rinascendo dalle proprie ceneri, e lo sta facendo a suo modo attraverso una schiera di giovani allenatori che stanno operando una silenziosa rivoluzione copernicana contro il vecchio sistema degli allenatori dinosauro.

I nostri presidenti hanno iniziato a pensare che le vittorie non sono tutto nello sport, soprattutto se questo sport deve essere venduto in televisione. Oggi anche le piccole squadre cercano di dare spettacolo, si ricerca il risultato positivo attraverso il bel gioco. Una frase tanto abusata quanto falsa!

Ad oggi il poter resistere in serie A non basta, la televisione va alla ricerca dello spettacolo e dei goal, si cerca in tutti i modi di vincere le difficoltà economiche con lo spettacolo. Peccato che in pochi hanno capito che il vero biglietto da visita sono gli stadi, troppo poco funzionali per essere parte del nuovo calcio. Ma le rivoluzioni sono processi lunghi e dolorosi.

 

Anche le piccole scelgono ormai il volersi mettere in mostra e lasciare per un attimo la tattica estrema che cerca di evitare di prendere goal e va alla ricerca della partita-vetrina contro la grande di turno. Vedere giocare il Lecce è davvero un piacere, se solo avesse avuto un tasso tecnico leggermente superiore nei suoi uomini chiave probabilmente veleggerebbe ad una decina di punti in più,  per una volta non ci troviamo di più di fronte ad una squadra allo sbando che ormai a poche giornate dalla fine del campionato cerca lo zero a zero per rimandare una retrocessione annunciata. In fondo oggi che il mondo si sta adattando a standard propositivi anche i calciatori devono dare l’impressione di essere buoni palleggiatori.

 

Fateci caso, il Torino e la Fiorentina hanno un organico che sulla carta potrebbe mettere in difficoltà tutte le squadre di medio-alta classifica, ma sono state risucchiate nei bassifondi della classifica, perché non si sono adattate al nuovo calcio. Le scelte societarie legate ai tecnici ha portato a perdere identità, i calciatori non sono abituati a soffrire in alcune partite e soprattutto riescono a creare davvero poco contro squadre che vanno alla ricerca del goal e dall’aggredire l’avversario. Sampdoria, Udinese e Genoa, le vere borghesi del nostro calcio piano piano stanno lentamente scivolando verso il basso: il loro mondo societario è restato legato a doppio filo alla vecchia serie A, ci troviamo invece,  tra le sorprese squadre come il Verona e il Sassuolo che hanno puntato su allenatori che cercano di mettersi in mostra, che hanno trovato l’ambiente adatto per cercare calciatori pronti a dare tutto per cercare il grande salto per il calcio che conta. Queste squadre belle a tratti e spumeggianti avranno il problema di una scadenza breve: i migliori resteranno uno o massimo due anni, e allora il miracolo dovrà essere chiesto al DS che ogni anno deve azzeccare gli acquisti.


Non sappiamo se questo golpe riuscirà e si estingueranno i dinosauri del nostro calcio, ma siamo sicuri che un calcio propositivo possa attirare di nuovo le televisioni e con loro i campioni che sempre più spesso cercano di approdare in campionati più prestigiosi del nostro. 

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