| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Intervista a  Nicola Autizi

di Mario Bocchetti, 29 Maggio  2020

Oggi abbiamo il piacere di parlare con un nostro amico, un'osservatore di giovani promesse che da anni segnala talenti ai migliori settori giovanili in giro per l'Italia. Con Nicola abbiamo parlato di come questa emergenza sanitaria possa cambiare  il mondo del calcio e quali effetti si vedranno sui nostri settori giovanili.    



Ciao Nicola, ti faccio subito una domanda scomoda: giusto ripartire?

Più che scomoda la reputo una domanda alla quale è difficile dare una risposta netta e convincente. Credo che l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo imponga scelte ponderate e che tutelino la salute degli atleti, dei vari staff, di tutti coloro che ruotano attorno al mondo del calcio e dei loro familiari. A mio avviso per ripartire bisogna trovare un iter completo che soddisfi tutto ciò che ho sopra citato e che salvaguardi realmente la salute di tutti, altrimenti si rischierà un danno ancor più grosso per il movimento calcio e per il Paese.

 

Come pensi che il virus e il suo impatto nella vita reale cambi il calcio e il concetto di stadio e di organizzazione societaria?

E' fuori di dubbio che il Covid-19 modificherà radicalmente la nostra concezione di calcio, quantomeno quella alla quale eravamo abituati. Assistere dalla televisione a partite prive di pubblico cancella l'essenza fondamentale di questo fantastico sport, vale a dire il tifo e la passione dei tifosi. Credo che sarà  surreale appassionarsi alle varie partite giocate negli stadi delle città più colpite dal virus, tanti tifosi hanno perso i loro familiari, si sono  ammalati o anche solo assistito a tanta sofferenza. Anche i club sicuramente non stanno vivendo un  momento facile e dovranno anch'essi rimboccarsi le maniche e costruire un modello totalmente diverso rispetto al precedente anche a livello di organizzazione societario, penso alle trasferte, ai ritiri e ai tanti modi di tutela degli atleti che andranno in campo.

 

Visto il periodo davvero difficile, come pensi che cambierà la programmazione per i settori giovanili per le prossime due stagioni?

Secondo me i settori giovanili saranno i più colpiti, in ambito calcistico, da questa pandemia che sta attanagliando l'Italia e l'Europa in generale. Sarà complicato nel medio periodo acquisire calciatori da altre regioni e in maniera ancora più evidente da altre parti d'Europa riuscendo a garantire la sicurezza e la salvaguardia della salute. Si rischierà di pensare maggiormente alla tutela degli atleti che alla loro crescita in campo, non contando che molti settori giovanili potrebbero non essere in grado, da un punto di vista organizzativo e pratico, di soddisfare tutti i requisiti richiesti.

 

Una curiosità, che probabilmente molti lettori avranno: in questi anni non vediamo mai giovani interessanti estrosi, non si vedono più i veri numeri 10 nelle giovanili. La loro assenza è determinata da un cambio di paradigma nell'impostazione delle giovanili?

Io direi che più che un cambio di strategia e di visione dei settori giovanili il cambio venga dall'alto. Prendendo come riferimento il massimo campionato italiano, sono pochissime le squadre che giocano con il classico trequartista e i settori giovanili di rimando cercano di costruire tatticamente e tecnicamente giocatori maggiormente confacenti alle esigenze delle loro prime squadre. A mio modo di vedere non è ancora finita l'epoca dove si predilige l'aspetto fisico e atletico rispetto a quello legato all'estro e alla tecnica individuale.

 

La forte crisi finanziaria nel mondo del calcio  che ci apprestiamo a vivere impoverirà i nostri settori giovanili o saranno proprio i giovani italiani che rilanceranno il settore?

Io non reputo che sia la crisi finanziaria ad impoverire i settori giovanili, o comunque non in maniera determinante, penso più alla continua visione miope dei dirigenti calcistici e alla mancanza di una programmazione seria di molti responsabili di settore giovanile. Basti pensare che alcuni dei dirigenti più competenti, senza fare nomi, sono in questo momento fuori dal calcio che conta e questo non fa bene alla crescita dei giovani e al movimento calcio in generale.

 

Gli ultimissimi anni hanno visto un po' una rinascita dei campioncini arrivati in prima squadra partendo dai settori giovanili. C'è stato un miglioramento nella programmazione o siamo semplicemente stati fortunati?

Rischio di ripetermi, secondo me non ci sono stati scatti importanti nella visione e nella programmazione, reputo tuttavia che sia ingeneroso parlare esclusivamente di fortuna. A mio avviso nell'ultimo periodo sono sbocciati tanti talenti, anche per merito di molti allenatori che hanno dato loro fiducia a prescindere dalla carta d'identità, che fanno ben sperare soprattutto per il futuro della nazionale maggiore.

 

Cosa servirebbe, a tuo giudizio, per rilanciare seriamente l'industria calcio per l'imminente futuro?

Mi ripeto ancora  un po' rispetto ad alcuni giudizi precedenti: gli investimenti sono sicuramente la base da cui partire. Dotare di maggiore competenza il mondo calcistico, soprattutto in riferimento ai settori giovanili, risulterà determinante. Ci sono ancora troppi addetti ai lavori che occupano posti rilevanti per grazia ricevuta e molti che stanno a casa meriterebbero di essere in ruoli decisivi.


A noi non resta che ringraziare Nicola per la sua analisi precisa e soprattutto illuminante sul prossimo futuro che ci aspetta.  


  



© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.