| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

 Nel  silenzio  di una semplice partita da scudetto

di Federico Lo Cicero, 14  Marzo  2020

Se una cosa deve andare in un modo, sicuramente ci andrà.

Sembra la frase ad effetto di un grande comico per citare la legge di Murphy, invece non sarà proprio così. La giornata nasce da una prova di incapacità gestionale della situazione, prima la partita viene rinviata di 24 ore poi di una settimana.

Non esce l'idea di avere gente seria al comando della Lega e Figc, anzi direi sprovveduti per non usare altri termini che non potrebbero essere giusti per chi legga.

Sono interista ma quando si scrive si deve essere anche obiettivi, altrimenti si passa per facinorosi. Qualcuno spieghi come sia possibile decidere a livello sanitario di giocare la gara domenica a porte chiuse per paura di contagio, e poi a porte aperte il lunedì perché magicamente il pericolo sembra svanito.

Se non si vive nelle zone infette, il virus non sarà sicuramente trasmissibile tra gli abitanti della stessa magica regione del Piemonte, a mezzanotte quindi è cessata l'allerta coronavirus… . Quanto siamo ingenui...


Dopo una settimana di polemiche e scaramucce, domenica 8 marzo va in scena nel deserto assordante la partita chiave del campionato, che si è giocata nelle stesse condizioni della settimana prima. Chissà il motivo dello spostamento, ma ci siamo, si gioca. 

La cosa bruttissima per un tifoso di calcio è non vedere la partita nel suo pieno splendore, la cornice di un pubblico è sicuramente una festa per gli occhi, e rende qualsiasi match affascinante. Vedere inquadrati i seggiolini vuoti, fa perdere un po' la voglia di guardarla, la tristezza inizia a farla da padrona, ma non si è mai stanchi di tifare.

La Juve è sempre la Juve. Forte in ogni reparto,  forse ha subito un po' di crisi d'identità 15 giorni fa, e dopo la sconfitta di Lione qualcosa stava per esplodere nello spogliatoio. Quindici giorni però sono  sufficienti a rimettere in riga la quadratura.

Sarri è un maestro del bel gioco, ma se non hai allievi che possono capirti allora tu cerca di capire loro.


L'Inter si presenta con una gara in meno, ed una sconfitta a Roma che poteva starci, ma a conti fatti se ne usciva vittoriosa o con un pareggio nessuno avrebbe gridato allo scandalo. La sconfitta capitolina è stata figlia di errori individuali, ma si va a giocare la partita spartiacque, quella che aspetti da una vita per invertire la tua capacità di sentirti sempre Calimero. Una partita che ha un appeal in più.

Antonio Conte contro la sua ex squadra, perché diciamocelo fino in fondo la Juve con Antonio ha cambiato DNA. Penso non abbia mai avuto nel suo DNA quella cattiveria cannibalesca sulla ricerca del possesso della palla. Non del possesso palla, ma possesso della palla. L'Inter si presenta con lui in panchina. L'uomo chiamato a ridare animo ad una squadra che per essere l'Inter non è mai stata un lupo.


Si parte con Guida a dirigere, e dico subito che come arbitro non ha sbagliato niente. Partita giusta e senza errori, forse un po' troppo all'inglese.

La squadra di Torino parte abbastanza bene per i primi 10 minuti in cui trovano il culmine nella deviazione di De Light, con un colpo di testa,che trova il capitano Handanovic pronto con la sua manona a sventare il pericolo.

L'Inter su corner successivo restituisce il brivido alla retroguardia juventina, con un colpo di testa di De Vry che sorvola la traversa. Da quel momento in poi la Juve arretra e l'Inter prende coraggio e si appropria del centrocampo, il tavolo dove di solito si vincono le partite, e se togliamo una serpentina di CR7 (un grande giocatore che però nella serata delle serate ha giocato con sufficienza) dalla sua metà campo sino al limite dell'area di rigore nerazzurra, conclusa con tiro senza grandi pretese, il primo tempo dei bianconeri diciamo che è stato difensivo.

L'Inter ha avuto un buon possesso palla, ma anche una lentezza nel costruire trame di gioco che potessero impensierire la retroguardia avversaria. De Vrij che impostava dalle retrovie va sicuramente bene, ma un Brozovic che tiene troppo la palla, non va proprio. Nel calcio conta anche la genialità, e se non vedi il gioco in anticipo non puoi cogliere impreparato l'avversario.

Divengono allora facile prede i passaggi per Lautaro e Lukaku. Il centrocampo oltretutto lascia spazio ai nerazzurri, tanto che Young e Candreva sugli esterni fanno ciò che vogliono.

Sarri lo capisce e induce Cuadrado a fare sia la fase difensiva (su Young) e sia la fase offensiva, così perlomeno argina un lato.

A dire la verità è stato un bellissimo duello. Non è un caso che l'Inter sfondi prevalentemente a destra, i tiri di Barella, Brozovic e Candreva lo dimostrano, come le entrate in area. Szczesny salva il risultato di un tiro del croato, ma se fosse entrato nessuno avrebbe gridato allo scandalo. 

Arriva il doppio fischio di Guida e si va al thè caldo.


Si riprende nell'assordante silenzio. Neppure un regista di quei film filosofici di stampo sovietico fine anni 90 poteva immaginare scena talmente triste.

l'Inter parte forte, Antonio deve aver infuso ai suoi ulteriore fiducia, la squadra ci prova ancora con tiri che sono ribattuti dai difensori oppure non colgono lo specchio della porta.

l'Inter attacca fino ad un ribaltamento che ci richiama alla frase iniziale del racconto. La palla esegue una sua orbita, in cui viene a contatto con vari giocatori, ma decide di dare vita proprio alla frase. Finisce sui piedi di Ramsey che la calcia di prima battuta dal limite dell'area piccola, Handanovic è sulla traiettoria, ma...

Proprio il ma che entra in scena, la sfera carambola sulla caviglia del bravo De Vrij e lo spiazza. 1-0. Minuto 55.

Esultano i primi, imprecano i nerazzurri, l'Inter sembra morsa da un serpente, rimane immobilizzata, non funziona più niente. La Juventus da quel momento ritorna padrona del campo ed entra oltretutto Dybala. Eriksen prende il posto di Barella, ma al 68mo Dybala fa una magia. Lo si deve riconoscere.

Un'azione che se non fosse un po' diversa, ci richiamerebbe un suo connazionale illustre che fece un gol strepitoso nel 1994 all' Inghilterra. Il dominio della palla dell'argentino non ha eguali. 

Un gol così del 2-0 lo applaudi anche se sei interista, per poi tornare a soffrire e incitare i tuoi giocatori. Conte risparmia anche Lukaku alla fine.

Dal 2 a 0 in poi la Juve viene rinchiusa dentro la sua metà campo nuovamente, Eriksen fa capire che ha stoffa, qualità, quella folle invettiva che servirebbe a rimettere in moto il lavoro del duo Lukaku-Lautaro. 

Dall'uscita di Sensi, dall'11 dopo il grave infortunio, manca quella genialità di un fantasista, e siccome Eriksen l'avrebbe, è la prossima mossa più logica.

Al triplice fischio di Guida si può dire che la Juventus abbia vinto per una maggiore qualità, ma anche che l'Inter non è lontana. Conte è al primo anno, e non gli era stato chiesto lo scudetto, ma ce lo ha fatto accarezzare più a lungo degli altri predecessori. La strada è giusta, va completata la squadra, ma c'è un ottima base.


Il finale di stagione nessuno potrà azzardare a dipingerlo. Attualmente neppure la tavolozza dei colori è in possesso degli amanti del calcio, adesso serve per disegnare e colorare la strada soleggiata che porterà alla sconfitta da parte di tutta l'Italia e del mondo di quel nemico che attanaglia la nostra vita: il Coronavirus.



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