| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Rangnick  zittito

   di Tuccio2010,  15 Maggio 2020

Gazidis confrontandosi probabilmente anche con Elliott  ha condiviso la dichiarazioni di Maldini, ed ha sottolineato a Rangnick di non avere gradito l’ultima sua esternazione, facendogli sapere che non è disposto più a tollerare altre dichiarazioni ingiustificate. Il tecnico e il suo agente hanno provato a scusarsi e a mettere fine alla vicenda.

Una reazione attesa ma inaspettata, che per me può essere letta in due modi: placare le discussioni fino alla fine, oppure difendere Maldini in quanto DT anche per la prossima stagione.

Non avrebbe senso altrimenti il tentativo di incontrare Ibra, se Maldini non facesse parte del progetto stimolante che chiede Raiola, e che lo svedese indica nei suoi messaggi criptati.


Da Londra continuano a ripetere che Rangnick è una delle ipotesi per il futuro e che ogni decisione verrà presa a fine campionato. Girano indiscrezioni secondo cui Rangnick vada in giro per l’Europa a fare proposte a società, ad agenti e forse anche ai calciatori a nome del Milan, e sono confermate dal presidente Scaroni, il quale parlando del prossimo Milan ha detto che praticherà un calcio veloce e spettacolare.

Questa frase anche se inopportuna si riferisce senza dubbio allo scontato cambio di allenatore e dei metodi di preparazione atletica e tattica. Confermando l’arrivo di un nuovo tecnico con un identikit simile a Rangnick, che sarà al centro del progetto futuro, ma non conferma che farà anche il direttore tecnico-sportivo.

Chi lo conosce bene, dice che il suo staff deve essere un punto centrale e che vuole collaboratori fedeli alla sua filosofia, ma non dice se si occuperà  del mercato. In questo caso sono un’inguaribile ottimista, per me Rangnick è stato invitato a tenere un profilo basso, non solo per il momento non adatto, ma anche per le sue future competenze.


Pare che le perplessità di Elliott siano aumentate, ma sembra che si stia preparando un'importante campagna acquisti-cessioni, magari pianificata da Rangnick, dato che Elliott sta provando con gli agenti e i giocatori a fargli scegliere il Milan, ma probabilmente senza prendere in mano la direzione sportiva.

Di contro, così come dice qualcuno, il Milan oggi non ha un grande allenatore e non ce ne sono in vista. Rischia quindi di trascinarsi così per altri cinque, sei e forse sette anni.

In questa situazione serve un “sergente di ferro”, qualcuno che abbia una grande personalità e che si impone come fa Conte, e non per questo prevarica Marotta. Serve un allenatore che faccia saltare in aria i tavolini, che non giustifichi sempre Suso o che si prenda lui tutta la colpa.

Serve un allenatore che porti stimoli nuovi, che faccia venire a tutti (calciatori compresi) la voglia di Milan, e che se proprio si deve perdere lo si faccia almeno divertendosi. 

Sono d’accordo con Ancelotti, non si può continuare con allenatori mediocri solo per non provare con un tecnico straniero (anche se in Italia hanno sempre fallito). Si deve uscire da queste sabbie mobili e aprire ad una nuova era, come è stato con Sacchi prima e con Capello poi, diventati tra i più forti al mondo.


In fondo come dice Borghi, Rangnick è una figura interessante, che nella sua carriera ha fatto cose significative. È una scelta rischiosa e per questo deve essere un po' limitato nel potere.

È tedesco, parla senza filtri, ed è  convinto di quello che fa, se non lo si rende troppo invadente e si aspetta a giudicarlo, è possibile che per una volta abbia ragione Gazidis. 

Si sta ripartendo da zero e non si ha al momento niente da perdere, anche Brambati parla di Rangnick e della sua organizzazione vincente, della sua competenza. Ha valorizzato tanti giocatori e poi l’allenatore deve sempre poter scegliere il progetto tecnico, anche Terrazzino giocatore della Dinamo Dresda, che lo ha avuto come allenatore all'Hoffenheim, dice di Rangnick che è un professore, e conosceva gli avversari a memoria, che è un fissato della tattica e del gioco in contropiede. È peró una persona fredda, un calcolatore, deve adattarsi alla mentalità italiana. Gazidis dovrebbe far capire a Rangnick, che deve studiare anche i modi all’italiana, quelli da Milan, e per questo ha bisogno di Maldini e di Ibra.



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