| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |


Una favola a metà 

   di Danilo Crepaldi,  01  Aprile 2020

Questa storia che a qualcuno potrà apparire una favola, è in verità, una storia triste che comincia con un dramma ed ha due finali: uno lieto ed uno tragico. Ma andiamo per ordine.


È il 1992 e a Giugno sono in programma i campionati europei di Svezia. Tra le qualificate c'è la Jugoslavia una squadra fortissima con giocatori che sanno dare del tu al pallone.

Il genio di Savicevic è appena sbocciato ed insieme a lui troviamo giocatori del calibro di Stojkovic, Boban, Mihajlovic, Jugovic e tanti altri. Molti la indicano come favoriti e ne hanno ben donde, dato che gli slavi si sono qualificati con grande facilità precedendo nel loro girone la Danimarca. 

Il loro paese è però dilaniato da una terribile guerra civile, le repubbliche associate di Jugoslavia hanno appena dichiarato l'indipendenza da Belgrado e la Serbia ha dichiarato loro guerra dando inizio al più grande massacro compiuto in suolo europeo dalla seconda guerra mondiale. L'Onu interviene bombardando Belgrado e proclamando un embargo contro la Serbia. Embargo che porta all'esclusione dal campionato europeo di quella che forse era la squadra jugoslava più forte di tutti i tempi.


L'UEFA a due settimane dall'inizio riammette la Danimarca in sostituzione degli slavi. Il C.T. danese Møller Nielsen riceve la notizia due settimane prima della competizione mentre sta montando la sua nuova cucina ed immediatamente molla tutto ed inizia a telefonare ai suoi giocatori sparsi per il mondo. La maggior parte sono in vacanza in qualche esotica località balneare ma rispondono presente alla convocazione. Tutti tranne Michael Laudrup forse il giocatore danese più forte di tutti i tempi. 

Laudrup è un giocatore forte, fortissimo, ma appena sotto l'eccellenza. Fa bene tutto quello che gli viene chiesto ma non inventa mai nulla di suo, nulla che possa elevarlo al ruolo di fuoriclasse. È una persona razionale e ritiene che la partecipazione della sua nazionale a quell’Europeo non sia altro che un'inutile comparsata. 

In quell'occasione la razionalità serviva a poco, quello che il C.T. Møller chiede ai suoi ragazzi è cuore ed orgoglio niente più, niente di meno. Non tutti i giocatori convocati sono in vacanza c'è un mediano con i baffoni che si trova in ospedale a Copenaghen ad assistere la sua figlioletta di appena otto anni gravemente malata di Leucemia. 

Il suo nome è Kim Vilfort e quando arriva al ritiro della squadra ha un'espressione triste come se avesse lasciato dietro di sé un pezzetto di cuore, ma in pochi se ne accorgono. 


Giornalisti ed esperti accolgono i danesi descrivendoli come la squadra materasso del girone. Un girone di ferro formato da Inghilterra, Francia ed i padroni di casa della Svezia. All'esordio i danesi compiono il primo miracolo inchiodando la più quotata Inghilterra sullo 0-0 grazie alle strepitose parate di un omone biondo, comprato appena un'anno prima dal Manchester United di Alex Fergusson e capace di rimanere imbattuto per ben 17 partite di Premier League. Il suo nome è Peter Schmeichel. 

I più pensano ad un caso, e l'ipotesi sembra giusta dato che nel secondo incontro, il derby scandinavo con la Svezia, i danesi perdono per 1-0. 

Sembra tutto finito ma una possibilità di qualificazione seppur remota c'è ancora, bisognerebbe battere la Francia e sperare che la Svezia non perda contro l'Inghilterra che reduce da due 0-0 deve vincere per forza. A questo punto Møller mette una mano sulle spalle di un sempre più triste Vilfort e gli sussurra queste parole: "Kim,se senti di dover andare a casa vai. Hai già fatto più del tuo dovere nessuno te ne farà una colpa".  Vilfort, dopo aver abbracciato i suoi compagni, va; torna a Copenaghen da sua figlia convinto di non tornare e di anticipare i suoi compagni di solo poche ore. 

Il Dio del calcio è strano, ed a volte tesse delle trame che ai più possono sembrare assurde. Dopo 5 minuti dall'inizio della partita con la Francia Larsen un legnoso centrocampista con un passato al Pisa (41 presenze 1 gol) porta in vantaggio i danesi, ma è una gioia effimera perché Platt porta in vantaggio l'Inghilterra con la Svezia. 

La Danimarca è fuori ma ai suoi giocatori poco importa...eliminati si, ma a testa alta.

Nel secondo tempo come un fulmine a ciel sereno arriva il pareggio svedese, ora Inghilterra e Danimarca sono a pari punti e con identiche differenze di reti e gol segnati. 

I danesi vedono la semifinale ma Papin rovina la festa pareggiando regala ai francesi l'1-1 dando la qualificazione ai suoi ed estromettendo la tenacie Danimarca. A questo punto viene buttato nella mischia tal Elstrup. Nessuno lo conosce nessuno sa chi è ma il Dio del calcio quel giorno è con lui e...Gol, Elstrup 2-1 e biancorossi di nuovo qualificati. 

L'Inghilterra ora deve vincere ma a 8 minuti dalla fine Tomas Brolin regala alla Svezia il gol del 2-1 ed il primo posto del girone che vale la semifinale, mentre la Danimarca è clamorosamente qualificata davanti a Francia ed Inghilterra.


Nella notte Møller Nielsen riceve una telefonata da Vilfort, il C.T. sulle prime pensa che Kim voglia congratularsi ma lui è pronto a tornare. Non so cosa passasse per la mente di Kim ma sembra quasi che quel mediano dai grandi polmoni e dal grande cuore volesse regalare un'ultima gioia, un'ultima favola alla sua principessa, alla sua unica figlia che stava combattendo una battaglia impossibile contro la leucemia. 

Penso che sia stata lei a dirgli di tornare, perché la figlia di Kim era un angelo e gli angeli sanno sempre come vanno a finire queste cose.

Quando Vilfort arriva alla sede del ritiro danese porta con sé una forza nuova, quasi mistica, che illumina la via a lui ed ai suoi compagni.



La semifinale appare come una montagna insormontabile di fronte ai coraggiosi danesi.

Si ha contro l'Olanda di Rijkaard e soprattutto di Van Basten, il centravanti del Milan già capocannoniere della serie A, e prossimo pallone d'oro. 

Dopo 5' minuti Larsen porta in vantaggio i biancorossi di Copenaghen, e la Danimarca sostenuta da un grande Schmeichel sembra reggere fino a quando un guizzo di Bergkamp regala il pareggio agli orange.  Wilfort era là che soffriva, correva, contrastava insieme a tutti gli altri con il suo angelo che gli dava forza e gli indicava la via. 

Nel primo tempo supplementare Larsen. ancora lui, riporta avanti i suoi, ma quando ormai la vetta della montagna sembrava alla portata Rijkaard pareggia ancora rimandando tutto alla lotteria dei rigori.

Il Dio del calcio, forse, pregato da quel piccolo e coraggioso angelo che giocava una partita molto più difficile dal suo letto d'ospedale a Copenaghen, ci mette il suo zampino facendo respingere a Schmeichel il rigore decisivo di Van Basten. È un miracolo!

La Danimarca è in finale.



I danesi ci credono ma Vilfort non può stare lì con loro e torna in Danimarca da sua figlia, ma sa che questa volta tornerà, vuole la coppa, la vuole per sua figlia.

Lei lo capisce e con parole dolci gli dice: "Vai papà io ti aspetto qui, torna con la coppa". 

La storia fa il giro del mondo ed il mondo intero si commuove.

In finale c'è la Germania ma l'aria che respirano i danesi ora è diversa, sanno che vinceranno e lo sa anche il piccolo angelo che dall'ospedale veglia su di loro. 

Quando Jensen un onesto mestierante del pallone al 18' porta in vantaggio la Danimarca nessuno si stupisce, ma la Germania non è ancora sconfitta, Schmeichel è eroico ergendosi ad ultimo ed insormontabile baluardo. 

A venti minuti dalla fine i danesi riescono a rompere il guscio e il piccolo angelo fa pervenire palla a suo papà che controlla, salta due avversari e segna 2-0. La Danimarca è campione d'Europa. 

Vilfort si regala il primo sorriso da settimane., festeggia poco e ritorna immediatamente a Copenaghen da sua figlia. Ora mi piacerebbe dirvi che anche lei vinse la sua partita e guarì ma questa non è una favola e Dio la richiamò a sé. 

Mi piace pensarla in cielo con una sciarpa della Danimarca addosso a vegliare e tifare per i biancorossi danesi, orgogliosa di essere la figlia di un mediano dai grandi polmoni e dal cuore grande.




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