| UNA QUESTIONE DI CENTIMETRI |

Una rivoluzione incessante

di Tuccio2010,  03 Marzo 2020

Boban ha creato in casa Milan un inevitabile effetto virus, su cui Elliott & company non hanno rilasciato commenti e non sempre chi tace acconsente. Credo che il silenzio di Elliott significhi che ha già preso una decisione sull'eventuale fine dell'esperienza rossonera di Boban e aspetta il momento opportuno per ufficializzarla. 

Boban è un personaggio scomodo, lo ha già fatto imponendosi sull’esonero di Giampaolo, sull’acquisto di Ibrahimovic e adesso chiedendo chiarezza su Rangnick. Le dichiarazioni di Gazidis e il fatto di averlo tenuto all’oscuro insieme a Maldini delle scelte pressoché già pianificate sanno di un imminente divorzio a fine stagione, l'area tecnica giustamente vuole sapere anzitempo quale sarà il loro futuro, dato che non c’è più alcuna fiducia tra le parti.

Andrà via chiaramente anche Maldini che si occupa con Boban della parte sportiva, è difficile che a lasciare la dirigenza sia Gazidis e credo che sia ugualmente difficile un chiarimento con relativa distribuzione delle cariche da parte di Elliott.

Il Milan purtroppo non riesce a trovare pace, altro che maledizione del numero 9, questa è la maledizione del gol di Muntari, da allora siamo andati sempre più indietro, senza riuscire ad uscire da queste sabbie mobili.


A luglio, quindi, si ricomincerà ancora da zero per la quarta stagione consecutiva, per una nuova rivoluzione. Elliott adesso dovrà scoprire le carte, perché il mercato si fa a marzo/aprile e Boban con Maldini devono sapere se continuare alcune trattative o passare la palla a Rangnick, deve mettere sul tavolo quali sono le reali intenzioni, il progetto, la crescita, le ambizioni, il budget e gli obiettivi.

Credo che l’intervento di Boban sia stato tempestivo ed opportuno, proprio perché a marzo si comincia a programmare la prossima stagione. Sia Elliott, che i dirigenti e i giocatori, devono ormai scoprire le proprie intenzioni, è già tempo di bilanci e Rangnick non è solo una voce.

Non sono nelle possibilità di stabilire il valore del tecnico tedesco, non lo conosco e poi il campionato italiano specialmente negli ultimi anni

non è adatto ai tecnici che vengono dall’estero. 

Di Rangnick dicono che è un allenatore estremamente moderno, che affonda le sue radici in Lobanovski e Sacchi. La sua filosofia di gioco è molto offensiva, ma non è certo un tecnico che trascura la fase difensiva. Rangnick non avrebbe difficoltà ad ambientarsi, conosce il nostro calcio, è cresciuto quando le nostre squadre dominavano in Europa. Conosce molto bene i giocatori e li sa valorizzare, i suoi consigli potrebbero essere preziosi.


il Milan non potrà più proseguire con questo assetto dirigenziale, deve rinascere e serve un progetto, che sia quello di puntare su giovani talentuosi oppure di creare una squadra  con il giusto equilibrio tra gioventù ed esperienza. Resta il rammarico che a distanza di un anno la storia si ripete, Boban (e di conseguenza Maldini) lascia come ha fatto Leonardo lo scorso anno. Gazidis è sostenuto dalla proprietà e per riaprire un ciclo Elliott finirà per affidare il Milan a Gazidis e Rangnick.

Bisognerà vedere come andrà a finire con il rinnovo di contratto di Zlatan e poi di Rebic, il Milan è intenzionato ad acquistarlo, ma il problema è l'alta valutazione che ne danno i tedeschi. Lo valutano per una cifra superiore ai 30 milioni, quindi bisogna capire il da farsi, perché se Rebic continuerà a compiere notevoli prestazione, diventerà una pedina importante per il Milan del futuro, che sta valutando anche il riscatto di Kjaer, fissato con il Siviglia a 2,5 milioni.


Vorrei spendere qualche parola sull’ennesima paradossale scelta della federazione di rinviare all’ultimo istante, e senza un senso logico le partite inizialmente indicate a porte chiuse. La federazione ancora una volta avrebbe potuto dare dimostrazione che i momenti oscuri nel calcio erano finiti e invece a mio avviso con la decisione presa così a limite, improvvisando e “discriminando” (bisognava fare slittare tutta la giornata in programma), lascia chiari dubbi sulla tutela degli interessi delle solite quattro/cinque squadre. Si tutela la salute, lo spettacolo, gli introiti, ma non si tutela la sportività del campionato. 

Il virus è uguale per tutti e per una questione di regolarità sportiva si doveva rinviare l'intera giornata di campionato.

Juventus-Inter doveva giocarsi a porte chiuse, ma la Juventus prima non ha voluto rimborsare i biglietti e poi per non perdere l’incasso, al contrario delle altre società, ha chiesto un rinvio a lunedì (chiesto anche dal Milan), giorno in cui era previsto il rientro delle misure restrittive. Per non dare tale concessione al Milan e di conseguenza anche alle altre società, e pur di aggraziarsi le simpatie juventine, la federazione le ha rinviate tutte al 13 maggio. Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.


Alla luce di questi rinvii e in coincidenza con l'allungamento delle misure preventive, non capisco perché si debba giocare Juventus-Milan. Non è una partita diversa dalle altre, si gioca a Torino dove ci sono casi di contagio e la Juve ha sede a Milano nella stessa città dell’Inter, allora qual'è la differenza? 

Pensando male, e io penso sempre male, si potrebbe credere che la partita con il Milan è già vinta, mentre quella con l’Inter fa paura, meglio quindi approfittarne e farsela rinviare.

Ciò che stupisce è che  la gara tra Juventus-Milan sarà disputata a porte aperte, con l’aggravante di essere riservata ai soli piemontesi, come se a Torino non ci fossero casi di infezione, e i milanesi invece fossero gli untori. La mancanza di uniformità dei provvedimenti e di regole chiare, non può che alimentare il dubbio che tutto giri attorno agli umori e agli interessi della Juventus. Questa scelta non ha spiegazioni, è paradossale, discriminante e antisportiva.

Non capisco inoltre come ci possano essere virus di serie A e virus di serie B, perché mentre si rinviano alcune partite di Serie A, in Serie B si gioca, anche in quelle regioni a rischio. In serie B quindi non c’è il rischio? 

L'impossibilità di trovare una data per il recupero, dovrebbe farci riflettere sulla necessità di rivedere la serie A a 20 squadre. Si discute da tempo di ridurre le squadre a 18, in modo da avere degli spazi liberi infrasettimanali per i recuperi e la nazionale, ma gli interessi personali continuano ad avere la meglio.

La competizione tra Milan-Genoa è stata rinviata per la seconda volta in questa stagione, lo scorso anno per il crollo del ponte Morandi. Condivido in parte quello che ha detto Spatafora e cioè che bisognerebbe essere in grado di andare oltre il proprio diretto interesse, che devono prevalere le ragioni della prudenza e della tutela della salute pubblica. Aggiungo che proprio i dirigenti sportivi e politici devono dare l’esempio ma con queste scelte non mi sembra l'abbiano fatto.



© 2016 Una Questione di Centimetri. Tutti i diritti riservati. Il sito è interamente ideato e realizzato da Ciro Ruotolo e Mario Bocchetti.

L'immagine di testata (così come quelle originali, ove specificato) sono opera e proprietà di Martina Sanzi.